Le 5 opere più controverse di Zaha Hadid

zaha hadid

Ieri è scomparsa Zaha Hadid, l’archistar che ha diviso il mondo tra cultori e denigratori. Ecco le 5 opere che meglio ne spiegano la personalità

Che Dama Zaha Hadid fosse tra le figure più influenti all’interno dell’architettura contemporanea di questi anni, è un dato di fatto.

Ma l‘archistar irachena naturalizzata britannica, ha lasciato alle spalle una carriera controversa che ha diviso il mondo dell’architettura tra cultori e denigratori delle sue forme innegabilmente uniche.

zaha hadid
Glasgow Riverside Museum

Esponente del decostruttivismo, inteso come quel movimento volto alla distruzione delle forme compatte e razionali del ‘900, Zaha Hadid ha travolto come un uragano l’ambiente “maschilista” dell’architettura. Vogliamo ricordarla, a un giorno dalla scomparsa, attraverso le 5 opere che meglio descrivono l’ impatto, positivo o negativo, che ha avuto sul mondo.

  1. Caserma dei Pompieri a Weil am Rheim: il progetto sicuramente più discusso e fallimentare dell’architetto iracheno, fu quello commissionato dalla Vitra. Considerato attualmente il progetto che meglio spiega i concetti del decostruttivismo, è anche però quello che più si inserisce nel complesso dibattito tra estetica ed funzionalità. I pompieri per cui fu disegnata “la casa”, dopo poco tempo abbandonarono l’edificio, definendolo scomodo e inabitabile. Nonostante infatti la sede sia interessante dal punto di vista estetico, non bisogna mai dimenticare che le architetture sono fatte per gli uomini e non per fede verso un principio. Quest’opera è stato un fallimento in tutto e per tutto, poichè ha reso uno spazio vitale, una scultura senz’anima.
  2. MAXXI di Roma: inaugurato ufficialmente nel 2010, questo morbido agglomerato di cemento ha lasciato molti con l’amaro in bocca. Non solo per l’evidente contrasto con il tessuto urbano ma per il suo emergere nello spazio quasi come una fotomodella pronta per farsi ammirare. Ed in effetti era proprio questo, forse, il principio guida dei progetti di Zaha, che si stagliano con la loro modernità nella rudezza dei paesaggi.
  3. Stazione marittima di Salerno: una delle opere incompiute di Zaha si trova a Salerno, precisamente nella zona del Molo Manfredi. La piccola costruzione dalla forma che richiama un po’ l’oceano e un po’ un’ostrica, è l’orgoglio dei cittadini. Non tutti però ne sono poi cosi entusiasti: entrando all’interno si percepisce come l’architetto ancora una volta abbia dato maggior risalto alle forme ignorando le funzione, creando un involucro voto e caotico.
  4. Padiglione di Chanel: probabilente uno dei pochi progetti che meglio sintetizzano l’idea di simbologia forma e funzione. Le curve di Zaha Hadid che tanto l’hanno resa famosa, in questo progetto rispecchiano la femminilità del brand e come una navicella spaziale, risponde all’esigenza di mobilità. Fluttuando infatti tra un paese e l’altro, il padiglione di Chanel andrà in giro a rappresentare il proprio lusso.
  5. Glasgow Riverside Museum: uno scippo sul prospetto che ricrea il dinamismo del fiume su cui emerge l’architettura, un disegno che richiama all’antica fabbrica su cui sorge la nuova, facciate interamente in vetro e coperture che non lasciano scampo alla luce. Con questo ultimo progetto, forse il più bello e meglio calato nel contesto, ma carente negli interni, vogliamo ricordare Zaha Hadid.

La Regina dell’architettura, come alcuni l’hanno ribattezzata, ha subìto quel processo mediatico diviso tra mistificazione e denigrazione, tipico di tutte le grandi personalità.

Che sia stata dibattuta o condivisa, la sua architettura è stata comunque il frutto di un ingegno innato e di una matita unica.