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Nel Governo, è scontro per quanto riguarda la data per il lockdown. Rigoristi e tolleranti lottano, ma bisogna prendere una decisione

Potrebbe non essere finita qui. La situazione, d’altronde, è in continua evoluzione. Con il Coronavirus, ormai è stato appurato, non si può decisamente più scherzare. Il Governo lo sa bene, ed è proprio per questo che, all’aumentare vertiginoso dei contagi negli ultimi giorni, si sta pensando anche a misure estreme. Una di queste potrebbe essere il lockdown totale. L’andamento della curva ormai non permette più di poter giostrare e giocare su limitazioni di vario tipo.

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D’altra parte, però, questa soluzione ancora una volta divide. Se l’opposizione ormai è capace solamente di mettere i puntini sulle i a qualsiasi scelta il Governo compia, lamentandosi poi di non essere coinvolta nell’azione, anche tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle le cose non sono delle migliori. Da una parte, infatti, vi è l’ala più rigorista, quella che opterebbe naturalmente per il lockdown totale per arrestare i contagi, almeno finché non vi sia una cura certificata. Di quest’ala fa parte sicuramente sia il ministro Roberto Speranza, la cui responsabilità per la Salute nazionale grava sulla propria testa, e il ministro Dario Franceschini.

Dall’altro lato, c’è chi vorrebbe prendersela più comoda e procedere con cautela. Quest’ala è supportata da un nome davvero illustre, come quello del premier Giuseppe Conte, che vorrebbe valutare i primi effetti del sistema della suddivisione in fasce di pericolo messo in atto pochi giorni fa. C’è però già una data precisa in cui si potrebbe determinare o meno la possibilità di un secondo lockdown. Stiamo parlando del 15 Novembre.

Il giorno più importante

La cosiddetta “data rossa” è stata quindi decisa. Se tra cinque giorni non si avranno effetti positivi da questa nuova manovra operata dal Governo, allora a quel punto l’Italia sarà inevitabilmente costretta a chiudersi nuovamente in casa. Siamo dunque nuovamente ad un bivio. Sospesi di nuovo tra il lockdown e la libera circolazione. Naturalmente, la mossa risulta intelligente sotto tanti aspetti, a partire dalla possibilità di scelta secondo parametri scientifici effettivamente calcolati (ovvero il famoso indice RT). Un altro colpo d’assestamento, il Governo, lo ha messo a segno tramite il Decreto Ristori Bis. Da una parte, questo potrebbe significare che gli stessi politici già avevano previsto, di comune accordo con il Comitato Tecnico-Scientifico, una nuova stretta per quest’inverno. Ma naturalmente non è finita qui, perché andrebbe rivisto l’elenco dei negozi aperti.

Questo potrebbe essere un problema da non sottovalutare per il Governo. Si dovrebbe optare per una scelta che non andrebbe a cozzare con l’eventuale provvedimento preso. E anche qui, la divisione tra rigoristi e tolleranti è più netta che mai. Da una parte, c’è chi vorrebbe chiudere i ristoranti il Sabato e la Domenica a pranzo e sospendere alcune attività commerciali che per ora sono ancora attive. Dall’altra c’è chi è attento a salvaguardare l’economia del Paese, già portata inevitabilmente al collasso, e vorrebbe mantenere inalterate le cose (e di quest’ultima fazione fa parte anche l’opposizione, inevitabilmente).

Il punto è che mantenere le cose così come stanno sarebbe come darsi la zappa sui piedi. In questo modo non si limiterebbe il contagio, ma anzi se ne avallerebbe la diffusione. Chiaramente, ognuno tira l’acqua al proprio mulino. I commercianti, già devastati economicamente, potrebbero risentire definitivamente di quest’ulteriore stretta. Ecco perché il Governo dovrebbe provvedere almeno ad avere una misura di “salvataggio” per coloro i quali andrebbero a chiudere i propri negozi in lockdown. Perché il contagio e la diffusione del Coronavirus ha sicuramente la priorità (la salute al di sopra di tutto), ma anche l’economia di un Paese è essenziale.

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