Il Ministro Tria è in visita istituzionale in Cina, tra dazi e Btp

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Il Ministro all’Economia Giovanni Tria è attualmente in visita istituzionale in Cina, la prima fuori dai confini dell’Unione Europea

La prima visita istituzionale del Ministro all’Economia Giovanni Tria fuori dall’Unione Europea è in Cina. Il Paese è certo d’importanza strategica per l’Italia, pur nel contesto di tensioni internazionali che si porta dietro, e l’idea della visita era nata già durante il G20 argentino, grazie agli scambi con il collega cinese Liu Kun al G20.

Tria non ha fatto mistero di vedere il viaggio come un’occasione per allargare gli «spazi di sicurezza» dalle ricadute di un avvitamento sui dazi che per l’Italia continua a rappresentare uno dei rischi più pesanti. In questo senso, l’ottica è quella di muoversi verso accordi bilaterali.

In programma c’è inoltre la delineazione di accordi commerciali con diversi partner d’investimento, per lo sviluppo del commercio italiano in Cina, che rappresenta un mercato ampio finora in secondo piano negli interessi italiani, ma in cui Francia e Germania hanno già fatto il loro ingresso da tempo (basti pensare che l’Italia esporta in Cina per 16 miliardi di dollari, la metà di quello che importa).

La visita di inserisce quindi nel solco tracciato da Sergio Mattarella con la sua trasferta cinese di febbraio, e mira a far crescere il peso italiano in Cina aumentando e rinforzando la presenza di imprese e prodotti italiani nel mercato cinese. Ma l’aumento esponenziale dello spread ha causato forti vendite di BTp da parte degli investitori esteri che, tra maggio e giugno, hanno ridotto la loro esposizione di 58 miliardi. In mancanza di un sostegno da parte della Bce, vista la programmata fine degli acquisti, l’unica soluzione rischia di essere trovare nuovi canali di finanziamento. E potrebbe essere proprio la Cina a fornire parte della soluzione.

Oltre a Tria, la delegazione italiana è composta dal vicedirettore di Bankitalia Fabio Panetta e ai vertici di Snam e Fincantieri, ma figurano anche la responsabile dei rapporti internazionale del Tesoro Gelsomina Vigliotti e alcuni consiglieri del ministro che hanno seguito la sua attività “orientale”, come ad esempio Daniela Skendaj.