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Immagine da YT Palazzo Chigi

A Porta A Porta, Conte parla di quest’anno. “Un momento particolarmente sofferto è stato quando abbiamo iniziato a vedere i primi decessi

Conte parla a Porta a Porta di questo complicato anno politico, e lo fa dall’altro lato della barricata, cioè dal punto di vista suo e del suo Governo. “Abbiamo dovuto prendere decisioni molto difficili.” racconta il Presidente del Consiglio. “Un momento particolarmente sofferto è quando abbiamo iniziato a vedere i primi decessi. Molto difficile è stata la decisione di istituire le prime zone rosse. Decisioni che si prendono solitamente nei regimi autoritari.”

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Il nodo scuola

Conte fa il punto anche sulla scuola e sul tanto atteso ritorno alla didattica in presenza. L’obiettivo è riaprire parzialmente dal 7 Gennaio, con almeno il 50% di didattica in presenza. “Lo faremo con il massimo della flessibilità per quanto riguarda il sistema integrato. Orari scolastici, dei trasporti e via discorrendo.” dice il premier, aggiungendo di aver raccomandato i ministri di lavorare in tal senso, affinché ci sia un’apertura differenziata addirittura “scuola per scuola, paese per paese, comunità per comunità“. Sono proprio le differenze tra le varie realtà del nostro Paese che giocheranno un ruolo cardine nel processo di riapertura, e che esigeranno approcci differenziati e flessibili.

Conte chiarisce anche quelle che sono le difficoltà oggettive incontrate finora dal Governo, a partire dalla burocrazia. “In un sistema complesso come quello italiano, anche dal punto di vista burocratico, non è facile immaginare da un momento all’altro di rivoluzionare tutto“, chiarendo che “qualcuno pensa che il Governo abbia la bacchetta magica con cui riorganizzare tutto il sistema. Non è così non abbiamo neanche il potere per farlo.”

La verità sulla “task force” della discordia

Nucleo rovente della crisi di Governo in salsa natalizia voluta da Matteo Renzi, è la task force che il premier ha immaginato per la gestione dei progetti e dei fondi relativi al Recovery Fund e che secondo Renzi avrebbe prevaricato le istituzioni. Crisi mandata momentaneamente in soffitta proprio grazie al passo indietro di Conte sulla task force, come richiesto da Italia Viva.

In realtà, come chiarisce il premier a Porta a Porta, la task force che avrebbe prevaricato Parlamento e Ministri non è mai esistita. Secondo il premier “è prevista dalle linee guida europee una struttura di monitoraggio che sia l’interlocutore con l’Europa, ma che serve anche a noi. Avremo migliaia di cantieri. Pensare che non ci sia una struttura di monitoraggio che possa dialogare con tutte le amministrazioni centrali, con tutte le amministrazioni periferiche e con i privati, è impensabile.” chiarisce Conte, dirimendo così la questione, richiamando anche la pura e semplice verità, che molti fingono di ignorare e non capire: “È necessaria perché ce lo chiede l’Europa“.

Conte non intende cedere la delega sui servizi segreti.

Un altro dei punti che non piace ai “renziani” e sul quale il Presidente del Consiglio non appare intenzionato a fare dietrofront. “Non vorrei che ci fosse qualche equivoco, perché sembrerebbe che il premier si è appropriato di questi poteri.” dice Conte e il riferimento a Renzi, Italia Viva e opposizioni è chiaro. “La legge sui servizi segreti attribuisce al Presidente del Consiglio la responsabilità politica, giuridica e anche addirittura operativa per quanto riguarda l’intelligence. Io anche avvalendomi di una mera facoltà di nominare l’autorità delegata non posso sottrarmi alle responsabilità.”
Il premier ricorda anche che neppure Gentiloni aveva nominato un’autorità delegata. E nessuno aveva avuto nulla da ridire. “Stabilire una struttura bicefala sarebbe una grave compromissione dell’operatività del comparto.” conclude Conte.

“La crisi? Non dico che non c’è stata, ma mai nelle mie mani”

Non dico che la crisi non c’è stata ma che non è mai stata nelle mie mani. Se le forze politiche mi chiedono di fare un rinnovamento della squadra se ne parla, ma nell’incontro di qualche giorno fa tutti quanti mi hanno ribadito che non c’è questa necessità.” dice Conte, facendo capire che i rimpasti non sono nelle sue prerogative attuali, arrivando ad affermare stizzito “io ho un ruolo istituzionale, non posso alimentare chiacchiericci.”

Procedere velocemente sul Recovery Fund

Il premier rimarca la necessità di accelerare sul Recovery Fund e di procedere senza tentennamenti. “Nella riunione di ieri fatta con le forze di maggioranza abbiamo discusso degli stanziamenti che sono nella bozza del Recovery Fund sulla Salute. Si è detto che 9 miliardi sono pochi, ma ho invitato tutti a considerare che quando facciamo questi calcoli, molti progetti trasversali“. Infatti, se si considerano i capitoli relativi all’efficientamento energetico degli ospedali e alla digitalizzazione, si scopre che il Recovery Fund investirà 15 miliardi nella sanità, e non 9. Conte chiarisce anche che il Recovery Fund è priorità assoluta del suo esecutivo: “Se non riusciremo a portare a casa il risultato con il Recovery Fund, questo Governo deve andare a casa con ignominia“. Questo è un chiaro avvertimento alla maggioranza, invitandola a serrare i ranghi e completare il Recovery Plan entro Capodanno.

MES: “Deciderà il Parlamento. Ma lascerebbe un debito enorme.”

Per quel che riguarda il MES ho già chiarito che se attivarlo o meno è prerogativa del Parlamento. Tuttavia, accettare i 36 miliardi ci porterebbe ad accumulare deficit e ricadrebbero sul debito pubblico che è consistente. È la ragione per cui anche all’interno del Recovery Fund alcuni dei miliardi a disposizione li utilizziamo sostitutivi e non come investimenti aggiuntivi.” afferma il Presidente del Consiglio, consapevole della divergenza di opinioni in merito al MES all’interno della sua maggioranza. Per questo cerca di mantenere una posizione neutrale, rimettendo la decisione finale al Parlamento, il cui richiamo esplicito è un altro affondo a Matteo Renzi, il quale ha cercato di strappare al premier la promessa del MES.

Terza ondata, variante inglese e vaccino

L’intervista nel salotto di Vespa ha affrontato anche i rischi legati alla terza ondata e alla cosiddetta “variante inglese” del SARS-CoV-2. Conte avverte che in caso probabilità concrete di rischio “Io non ci penso due volte, insieme a tutti i ministri, a rafforzare la cintura di protezione per il periodo natalizio, perché lasciando correre rischieremmo un’altra ondata“. Infine, in merito alla delicata questione del vaccino, il premier vuole che siano i cittadini a poter scegliere, in base al princìpio di autodeterminazione. Il Governo punta ad arrivare a 10-15 milioni di vaccinati ad Aprile, in caso contrario bisognerà valutare la situazione.

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