Riforma scuola, nessun decreto solo un ddl: il dietrofront di Renzi



Riforma scuola

Riforma scuola, Renzi rinuncia al tanto atteso decreto legge aprendo la strada solo ad un ddl. Una decisione che lascia a bocca aperta

Riforma Scuola – Oggi, 3 marzo, dopo mesi di attese e promesse, il Consiglio  dei ministri varerà solo un ddl  chiedendo al Parlamento l’approvazione in tempi certi – e non più l’annunciato decreto. E’ chiaro che il decreto legge, a differenza del ddl, avrebbe avuto una corsia preferenziale in Parlamento. Il motivo del cambiamento di strategia del governo, stando a quanto afferma lo staff del premier, risiede nell’intenzione di “Coinvolgere le opposizioni nello spirito delle dichiarazioni del Presidente della Repubblica”.

Il primo effetto di questa scelta potrebbe essere lo slittamento del piano assunzioni dei docenti precari; sono previsti 180.000 “Ingressi” nella scuola, considerando però anche circa 60.000 posti dell’annunciato concorso per insegnanti. Le assunzioni di precari sarebbero dunque circa 120mila: per la gran parte si pescherebbe dalle graduatorie a esaurimento;Riforma 2015 andrebbero poi aggiunti gli idonei e vincitori dell’ultimo concorso pubblico (quello del 2012). I membri del pd che conoscono la riforma affermano: “Qui saltano le assunzioni il primo settembre: per stabilizzare i docenti, metterli a ruolo, costruire l’organico funzionale di ogni istituto, ci vogliono mesi. Non riusciremmo a farcela neppure se il Parlamento approvasse tutto entro l’estate”. Con il ddl i tempi non sono più così certi: si dovrà attendere fino all’ultimo dei passaggi parlamentari rischiando di slittare ben oltre il primo settembre.

Si dice basita il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a coloro che le annunciano la decisione maturata dal premier. Sorpresa e infastidita afferma: “Avevamo messo a posto tutto, con un lavoro di cesello, faticosissimo “.

Prima dell’improvvisa sterzata da parte del governo si era aperta un’altra discussione, accompagnata da non poche polemiche, legata all’ambito delle scuole paritarie. L’idea era quella di proporre una detrazione fiscale per le famiglie che iscrivono i propri figli alle paritarie.  E il premier aveva detto: “Sul piano economico è conveniente allo Stato, vediamo se teniamo sul piano politico”. 

Nel decreto legge, annunciato e ritirato, erano previsti gli scatti di stipendio degli insegnanti legati soprattutto al merito (per il 70%) mantenendo anche il requisito dell’anzianità lavorativa (30%). Adesso, alla luce delle ultime notizie, non si sa quali misure entreranno e quali no oggi nel ddl Buona Scuola.

Le grandi attese e aspettative nei confronti di questa giornata si sono di sicuro già dimezzate.

 

Leggi anche