Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino, recensione

paolo sorrentino

Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino, dopo le reazioni contrastanti della stampa, è accolto dal pubblico con 17 minuti di applausi. Questa è la recensione a cura di 35mm.it 

Un anziano direttore d’orchestra, si ritrova in vacanza con la propria figlia ed un suo amico di lunga data, un attempato regista ancora in attività. I due amici, assorti da delle vere e proprie prese di coscienza, si ritrovano a pensare insieme al futuro, osservando con curiosità le vite dei propri figli.

Pellicola poderosa che fortifica l’evoluzione artistica di un regista che, oramai, corrisponde a certezza assoluta per il cinema italiano. (Tanti) applausi e (pochi) fischi alla fine della proiezione a Cannes…La sensazione è che Paolo Sorrentino non sia tra i possibili vincitori italiani della palma d’oro, ma avercene di film come questo.

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Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino

Fred Ballinger (Michael Caine) , anziano direttore d’orchestra, risiede in vacanza sulle Alpi svizzere con la figlia Leda e l’amico Mick ( Harvey Keitel), un attempato regista ancora in attività. In una duplice introspezione, i due saranno assorti da tormentanti pensieri sul futuro, osservando con curiosità le vite dei propri figli e degli ospiti dell’albergo in cui risiedono. Le forti difficoltà di Mick nel portare a termine il suo ultimo film e il tentennamento di Fred nel riprendere la sua soddisfacente attività, saranno gli elementi catalizzatori di questo asettico viaggio coscienziale.

Una lieve “commedia drammaturgica”, condita da validi connotati felliniani e monicelliani. Un Paolo Sorrentino che gioca con se stesso, che riesce clamorosamente ad auto-esorcizzarsi. Youth può considerarsi un valido strumento per minimizzare salacemente l’autocelebrazione dello stesso regista, attraverso metafore simbolistiche aspre e pungenti. Questo ultimo lavoro del regista partenopeo è una vera e propria rivalsa sulla vita, sull’esistenza stessa, ma soprattutto sulla coscienza del singolo.

Con un excursus di introspezioni, Sorrentino crea un ricamo esistenziale notevole, capace di elevare e al tempo stesso affossare le coscienze degli spettatori. L’impiego poi di un algido Michael Caine affiancato da un quasi estroverso Harvey Keitel, fortifica poderosamente quell’alchimia d’intenti che “nasce, cresce e muore” durante un’atipica narrazione che all’apparenza risulta asettica. Pregevole poi il contesto paesaggistico che contorna questo nucleo emozionale sorrentiniano. Youth – La giovinezza è il proseguito ideale di un’evoluzione registica sempre più preziosa.

L’auspicio migliore è di vedere prodotti sempre più particolari da parte di Paolo Sorrentino, oramai certezza assoluta per il cinema nostrano.

Fonte www.35mm.it , a cura di Alessio Giuffrida