Eurovision: Gabbani come Il Volo solo vincitore morale. Trionfa il Portogallo

Eurovision

Si è conclusa la 62esima edizione dell’Eurovision Song Contest. A sorpresa ha vinto il Portogallo. Per l’Italia un magro ed inaspettato sesto posto.

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Eurovision Song Contest amaro per Francesco Gabbani. Il super favorito cantautore nonostante abbia conquistato il pubblico di Kiev e abbia fatto ballare tutti con la sua Occidentali’s Karma, ha raggiunto soltanto la sesta posizione della top ten eurovisiva.

Un risultato inaspettato che pesa molto, più del terzo posto ingiusto guadagnato da Il Volo nel 2015. Allora il regolamento non prevedeva che ai voti delle giurie internazionali si sommassero quelli del televoto, e pertanto la netta supremazia popolare a favore dei tre cantanti non bastò a far slittare l’Italia in testa.

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Per Francesco le cose sono andate analogamente, seppur in circostanze diverse. Non soltanto le giurie dei 42 paesi votanti non hanno aiutato l’Italia, ma in più al televoto ha stravinto Salvador Sobral, rappresentante del Portogallo con 758 punti. Un esito che ha stravolto totalmente le aspettative degli italiani e di tutti i supporter di Gabbani nel mondo.

A Gabbani il premio della stampa

Fatto sta che al nostro Francesco Gabbani è toccato il prestigioso premio della sala stampa, perché almeno i giornalisti sono rimasti sempre coerenti sul fronte Occidentali’s Karma come miglior canzone a ESC 2017. Coerenza e strategia, dovrebbero essere queste le massime cifre espressive all’Eurovision, i cardini su cui fondare l’intero meccanismo di votazione. Eppure ancora una volta la strategia ha avuto la meglio sulla coerenza. Ancora una volta certi giochi geopolitici hanno insinuato l’etica dell’agonismo e della corretta competizione.

Perché a noi italiani proprio non vanno giù i soli 2 voti di San Marino, così come non capiamo le logiche seguite dai nostri vicini che hanno preferito altri paesi al nostro. Alla fine quel conta all’Eurovision è lo spettacolo, almeno era questo il pretesto con cui la Svezia vinse nel 2015, grazie ad una scenografia interattiva e intelligente, poi non si sa perché tutto è cambiato l’anno successivo quando l’Ucraina ha vinto con un testo impegnato. E così si vola a Kiev, con la certezza di avere in gara un pezzo forte come quello di Gabbani. Un motivetto accattivante dall’interessante significato sociologico, perché oggi sappiamo tutti che Occidentali’s Karma trae spunto da un saggio di  Desmond Morris.

Dalla nostra quindi un brano orecchiabile, spettacolare e dalle sfumature riflessive. Un Gabbani in forma, con tricolore in spalla, anzi in giacca. Bello, energico e tremendamente stiloso. Senza dimenticare il divertente scimmione che coreografando pezzi di sociologia applicata ha accompagnato il nostro. Che cosa non ha funzionato dunque? Che cosa non è piaciuto? Perché gli europei hanno preferito la lenta e a tratti lagnosa “Amor pelos fois” di Gabral alla Occidentali’s Karma di Gabbani? Nel 2015 non avevano forse apprezzato il pop di Mans Zelmerlow?

Gabbani è il vincitore morale

Troppi interrogativi lasciati senza una risposta. Una risposta che sia convincente che riesca ad assorbire almeno in parte l’amaro lasciato in bocca da un clamoroso sesto posto. Almeno in parte perché in fondo Francesco ha vinto e non solo metaforicamente parlando. Ha dato giustizia ai piazzamenti bassi delle big five, tra cui segnaliamo la Spagna che è arrivata ultima con soli 5 punti. Ha vinto perché all’Eurovision un po’ come a Sanremo contano i risultati di vendita. Ha vinto perché 114 milioni di volte la sua hit è stata visualizzata su YouTube. Ha vinto perché in tutta Europa all’indomani della vittoria di Gabral si canticchia la scimmia nuda che balla. Gabbani ha vinto perché ha restituito un’immagine pulita e talentuosa dell’Italia, quella che piace e che fa la differenza.

 

 

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