Quale sarà il destino Ue dopo la vittoria di Macron?



Macron

L’Ue si confronta con il nuovo corso inaugurato da Macron. Cosa potrebbe accadere veramente alla fragile Europa?

Ad una settimana dalla vittoria alle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron, nuovo Presidente francese, torna prepotentemente sul punto principale del suo programma: l’Ue.

La politica europeista, infatti, è stata il cavallo di battaglia dell’astro nascente della politica transalpina sin dalle sue prime uscite e l’arma in più contro la rivale Le Pen durante il secondo turno.

La domanda che più di tutte sorge spontanea, dopo aver ascoltato le idee dell’ex Ministro dell’Economia (criticate aspramente subito dopo il loro annuncio),è: quale sarà il destino dell’Ue?

In generale, si può dire che un’Europa così debole, tanto dal punto di vista politico quanto da quello dell’affezione dei popoli, non si è mai vista e il programma pro-Ue nato in Francia tende a rafforzare lo status che regna da ormai diversi anni nell’organizzazione del vecchio continente.

Ue

Infatti, l’austerity celata del nuovo Presidente porta ad evidenziare due elementi che più di tutti rischiano di mettere in seria difficoltà l’unione degli stati nazionali.

Il primo punto è, senza dubbio, legato maggiormente alla politica nazionale e al risvolto su quella internazionale.

L’annuncio di rafforzare il Jobs Act alla francese e puntare maggiormente sull’asse Francia – Germania, non solo avrà l’effetto di rendere sempre meno autonome le scelte interne, a causa di un rapporto fin troppo sproporzionato in cui i tedeschi dettano la linea praticamente su tutto, ma anche un terreno ancora più fertile per far emergere quell’ondata di “populismo” lepeniano, spento, temporaneamente, dopo il secondo turno di domenica scorsa.

A questo elemento si unisce il secondo che, invece, fa riferimento alla tornata elettorale tedesche di settembre.

La vittoria di uno dei due candidati maggiori (Merkel e Schultz) da un lato spalancherà le porte ad un Ue sempre più germanocentrica (data la forte connotazione “europeista” dei due) e dall’altro tenderà a creare un nuovo sistema che obbligherà gli altri Stati ad adattarsi in tutti i modi all’andamento teutonico.

Proprio questo ambito, che investe in primis la nuova concezione del lavoro negli Stati membri, avrà il merito di generare un ulteriore tensione nelle singole nazioni, a causa della cancellazione del principio di parità fra membri, tanto da portare, pian piano, alla scomparsa anche di quei pochi lumicini di appartenenza europea presenti.

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