5 Agosto 2018 - 09:15

7° Arte #24 Il Buio Oltre la Siepe – Uccidere un Usignolo

il buio oltre la siepe

Il buio oltre la siepe è un film del 1962, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1960. Entrambe le opere riscossero un gran successo – sia nella letteratura che nel cinema – e vengono tutt’oggi considerate ancora attuali

Quando ripercorriamo una rubrica come quella sulla 7° Arte ci poniamo dinnanzi ai kolossal, al cult, all’iconico. Ma un altro grande elemento che caratterizza l’immortalità di un’opera è anche la sua essenza classica. Un sempreverde elegante che riesce a esprimere pienamente il proprio potenziale di fronte qualsiasi epoca e di fronte qualsiasi età. In poche parole, Il buio oltre la siepe è uno dei film più belli e importanti della storia del cinema grazie ai suoi insegnamenti, pronto a ricordarci di osservare da diversi punti di vista.

Traduzioni italiane? Stavolta ci siamo

L’arte, infatti, per essere vissuta nel suo massimo ha bisogno di essere analizzata, sviscerata e conosciuta. È bene sapere che nel 1960 Harper Lee pubblicò uno dei romanzi di maggior successo per la letteratura del XIX secolo.

Tradotto – in maniera eccelsa – in italiano come Il buio oltre la siepe, il cui titolo originale incide To Kill a Mockingbird, la cui traduzione letterale è “Uccidere un usignolo”.

Degli usignoli non tarda a parlarcene il protagonista della nostra storia: l’avvocato Atticus Finch.

Interpretato da un eccezionale Gregory Peck a cui verrà destinato l’Oscar come miglior attore non protagonista nella cerimonia del 1963.

“L’usignolo non dà alcun fastidio, perché dovremmo ucciderlo? Loro cantano e basta, perciò potremmo solo gioire dal loro canto”.

Sembra un pezzo di copione destinato a riempire spazi freddi e vuoti, quello che recita l’avvocato ai piccolissimi figli Scout (Mary Badham) e Jem (Phillip Alford), ma in realtà il significato ci sorprenderà proprio nel finale della pellicola.

Povertà salariale o povertà d’animo

Ma prima, Il buio oltre la siepe ci riporta negli anni della grande depressione, dove in Alabama una piccola contea cerca di vivere alla giornata superando i debiti, le sfiducie e le povertà di quei tempi.

La piccola Scout è la narratrice di questo racconto, rievocando i tempi in cui iniziava a frequentare la scuola elementare e ricordando una delle notti – come lei definisce a fine pellicola – tra le più lunghe, paurose ma anche belle della sua vita.

Scout e suo fratello maggiore Jem passano le loro giornate tra la scuola e gli screzi infantili, con una spiccata voglia di scoprire quei pochi misteri che la loro contea ha da offrire. A sfamarli e insegnarli c’è il sopracitato avvocato Atticus Finch, uno degli uomini più rispettati della città.

Colto, pacato e mai fuori luogo, Atticus affronterà uno dei casi più insidiosi della sua vita. Non sarà messa in discussione la sua bravura nel mestiere giuridico, quanto la sua fermezza ideologica nel superare i pregiudizi del razzismo.

È questo il buio che recita il titolo italiano. Quel buio che si cela dietro le siepi già conosciute, oltre la proprietà, c’è l’ignoto, e dove c’è l’ignoto c’è l’abisso dell’ignoranza. Quel nero pece che si ricollega ai pigmenti di una pelle che, diversa da quella bianca, viene etichettata come inferiore, finalizzata alla schiavitù e in certi casi persino socialmente pericolosa.

Il film denuncia l’incapacità di una popolazione di riemergersi dal punto di vista economico. Una povertà salariale che però è figlia di una povertà d’animo, quella mentalità provinciale che non perde tempo a spettegolare, etichettare o a puntare il dito verso l’anomalo.

Il cinema è in grado di cambiare punto di vista?

Scout, Jem e loro padre Atticus supereranno la loro siepe per addentrarsi nel buio, e all’interno di esso iniziare a orientarsi. Solo percorrendo una strada la si può imparare, così come “per capire gli altri bisogna mettersi nei loro panni, cercare di capire il punto di vista altrui”.

La letteratura e il cinema sono da sempre un mezzo estremamente efficace per traslare prospettiva. Il mondo si vanta di essere bello perché ricco di varietà e cambiamento, ma il cambiamento può essere notato solo superando una siepe. Non è casuale la scelta dell’età dei due figli dell’avvocato Finch, un’età in cui la paura è in contrasto con la curiosità e la voglia di espandere le proprie conoscenze, quel buio che tanto fa paura allo stesso tempo affascina.

Ma se quel buio non verrà calpestato in tempo, si rischierà di essere troppo vecchi per ritrovare quel coraggio di addentrarvi, e senza quel coraggio prenderà la meglio il disprezzo verso il diverso che a sua volta è causato dal disprezzo verso un ignoto che non si ha più la forza di voler comprendere.

Il buio oltre la siepe è ancora oggi uno dei romanzi più letti, ma anche il film di Rober Mulligan – la cui trasposizione risulta molto fedele – risulta liscio, godibile e stuzzicante sia per un fanciullo che ha paura del buio, sia per chi è abbastanza maturo da capire che uccidere un usignolo non ha alcun senso.