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Foto: YT AC Milan

Adesso anche Elliott credi allo scudetto. Ansia per Ibra. Editoriale a cura di Danilo Iammancino

Continua inarrestabile la cavalcata del Milan e questa non è più una novità. Il Diavolo cavalca un’onda inarrestabile in trasferta: 15 partite senza sconfitte fuori casa, con 10 vittorie e 5 pareggi, numeri mostruosi. I rossoneri si presentano al San Paolo senza Leao e, soprattutto, senza Pioli. L’intensità è sempre quella. Il primo quarto d’ora di gara ci consegna una squadra ancora pimpante, che reagisce bene ad un Napoli funambolico che fa del possesso palla una costante della sua manovra, ma dal punto di vista della finalizzazione si latita, anche grazie alla perfetta organizzazione di gioco messa in campo dalla squadra di Pioli.

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Il Milan riesce a trovare il vantaggio con il solito Ibra, ma la cosa che più ci rincuora è la mentalità con cui si affrontano le fasi decisive del match. La sicurezza nelle giocate e la maturità acquisita nella gestione della palla emergono in tutto e per tutto durante tutta la gara; sono concetti stampati nella mente dei giocatori che mettono in mostra un’organizzazione fuori dal comune. Il Milan oramai gioca a memoria. La reazione del Napoli allo svantaggio si concretizza con lunghissime e contorte manovre offensive che passano dal faro Fabian Ruiz e dalle giocate di Politano a destra e Insigne a sinistra. Kessie e Bennacer continuano a fare la differenza in mezzo al campo, dando enorme filtro e allo stesso tempo favorendo la ripartenza dei rossoneri, mentre Rebic nella prima fase sembra timido, ma è giusto il tempo per riprendere confidenza con il campo dopo l’infortunio. La sua partita è in crescendo, mentre Calabria sembra ritornato il giocatore del primo Gattuso e questa è per Mancini  un’ottima notizia. Le  prestazioni di Kjaer non sorprendono più nessuno, ma la ciliegina sulla torta la mette sempre il portierone di Castellammare di Stabia che annulla un tiro di Mertens nel primo tempo, ma soprattutto blocca nel finale un rasoterra di Petagna che poteva costarci caro.

Adesso arriviamo alle note dolenti e per me sono due: il salto di qualità definitivo di Capitan Romagnoli e l’entità dell’infortunio di Ibrahimovic. Il primo è come un dente che da tempo comincia a darci fastidio. In nazionale scavalcato da Bastoni, il difensore romano adesso è arrivato ad un bivio. Le qualità non si discutono, ma il grande difensore per fare la differenza deve ridurre al minimo le disattenzioni. Dal calcio di rigore al Lille, alla sbandata su Mertens sul 2 a 1 Alessio deve ancora ritrovare la giusta condizione ed entrare definitivamente nell’olimpo dei “big” di ruolo (e su questo noi abbiamo fatto scuola). Arriviamo all’infortunio di Ibra che, non ci nascondiamo, mette ansia. Il problema sembra muscolare e, aspettando gli esami del caso, una sua eventuale defaiance provocherebbe un terremoto nell’offensiva rossonera.  L’eventuale assenza dello svedese si collega indissolubilmente al mercato: Il Milan è stato costruito bene, ma non per vincere lo scudetto. I vuoti evidenti sono nella mancanza di un terzo difensore centrale all’altezza di Kjaer e Romagnoli e un vice Ibra navigato che possa dare respiro al Terminator di Malmoe.  Bisogna arrivare al mercato di gennaio indenni e annullare questo gap per concorrere in maniera chiara al campionato. I rinnovi che tengono banco sono importanti, ma partiamo da una considerazione: tranne Donnarumma tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile. Perciò campanello d’allarme anche per Chalanoglu. Il turco anche al San Paolo si è dimostrato in fase calante, speriamo vivamente che le voci di mercato non lo abbiano destabilizzato. A buon intenditor poche parole.

Ci avviamo alle conclusioni: Elliott ora deve crederci e puntare in alto, ci crede tutta la squadra e l’ambiente Milan che è carico e sta alzando l’asticella e ci crede tutta la tifoseria rossonera che per troppo tempo è rimasta mortificata da risultati sportivi e societari non all’altezza del blasone e della storia di questa società. Ai posteri l’ardua sentenza!

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