Amy Winehouse: 8 anni fa si spegneva la dea immortale del soul

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Il 23 Luglio 2011 la tragica morte di Amy Winehouse, una vita contraddistinta da grandi successi ma anche da grandi dolori

Il 23 Luglio 2011 Amy Winehouse venne trovata morta nella sua dimora a Camden Town, a Londra. Alle 15:53, infatti, il suo corpo senza vita veniva rinvenuto senza vita dalla guardia del corpo Andrew Morris.

Amy giaceva sul letto, circondata da bottiglie di vodka. La sera prima aveva trascorso il tempo a guardare video di se stessa su youtube. La cantante da qualche giorno aveva ripreso a bere. Nonostante avesse sconfitto la tossicodipendenza purtroppo aveva ancora un conto in sospeso con la dipendenza da alcol. Ad otto anni da quel triste giorno la vera causa della sua morte non è mai stata propriamente accertata.

Vi sono state tantissime indagini per scoprire cosa fosse realmente successo e in che misura l’alcol abbia influito sulla sua morte, mentre i familiari hanno sempre ritenuto che sia morta per bulimia, della quale soffriva sin da quando era adolescente.

Una morte accidentale, si disse. Il suo medico personale, Cristina Romete aveva riferito di aver incontrato Amy il giorno prima e che la stessa cantante le aveva riferito di non voler morire né tanto meno di volersi suicidare. Eppure alle 15.53 di otto anni fa il mondo perse una delle voci più belle e promettenti della musica. Una vita che si è spenta a 27 anni, un’età che sembra essere ‘maledetta’ per tutti quegli artisti del rock che hanno avuto esperienze con droghe, alcol e dolori. Alla stessa età morirono anche i più celebri Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain e Janis Joplin.

La voce di Back to Black, l’angelo nero del soul si è così purtroppo aggiunta al “Club 27″, una straziante lista di giovani fenomeni morti per suicidio o per eccessi. Genio e sregolatezza infatti sono spesso e volentieri fortemente uniti. Eppure questo connubio, come nel caso di Amy, crea degli artisti indimenticabili.