2020
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Dal paziente 1 alla seconda ondata, passando per il lockdown di marzo: cosa abbiamo imparato in un anno, il 2020, da dimenticare?

Probabilmente, nella memoria collettiva, il Festival di Sanremo è l’unico ricordo gioioso e spensierato del 2020. Non sapevamo cosa sarebbe successo dopo il ‘Dov’è Bugo?” sul palco dell’Ariston. Di lì a poco, le nostre certezze si sarebbero frantumate una dietro l’altra ed il mondo ci avrebbe mostrato un volto che non conoscevamo, il peggiore.

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Dal paziente 1 al lockdown

A febbraio il primo caso accertato di Covid in Italia: Mattia, il paziente uno. La ‘zona rossa’ scatta per dieci comuni del Lodigiano. Non potevamo saperlo, ma era il preludio del lockdown. Il primo marzo, nuovo Dpcm: gli ospedali della Lombardia sono al collasso, i decessi aumentano in modo impressionante. Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e le province di Pesaro e Urbino e di Savona diventano zone rosse; il resto d’Italia non è ancora intaccato sensibilmente dall’emergenza.

Il 4 marzo 2020 la situazione degenera: un nuovo Dpcm impone la chiusura di tutte le scuole della penisola. È la notte tra il 7 e l’8 marzo quando un indice rt schizzato tra 2 e 3 rende necessario un nuovo Dpcm: la Lombardia e 14 province del Centro-Nord diventano blindate.

A distanza di poche ore, dopo il Dpcm del 9 marzo 2020, tutta Italia diventa una gigantesca zona rossa. L’11 marzo Conte parla a reti unificate. Le sue parole sono drammatiche: “Siamo consapevoli di quanto sia difficile modificare le nostre abitudini. Ma purtroppo non c’è tempo”. Le città sono vuote, i contagi fuori controllo. Assistiamo a due scene che non dimenticheremo mai: la processione dei carri dell’esercito a Bergamo, colmi di bare, e il Papa che, in una notte buia e piovosa, prega la Vergine.

La fase 2: riabbracciare i congiunti

Il primo aprile piomba un nuovo Dpcm: il lockdown è prorogato fino al 13 aprile. Tre giorni prima della scadenza, il 10 aprile, la fine del lockdown viene prorogata ancora, questa volta al 3 maggio. Intanto, dal tunnel inizia a vedersi una luce, seppur fioca: è il momento di provare a ripartire dopo giorni di stasi lunghi come anni. Il Dpcm del 26 aprile sancisce la cosiddetta ‘Fase 2‘. Via libera all’incontro con i congiunti.

La fase 3: l’estate folle

Il 16 maggio 2020 ancora uno spiraglio di libertà maggiore: diciamo addio all’autocertificazione che regolava i nostri spostamenti. I negozi sollevano le pesanti saracinesche. Riaprono i battenti anche le chiese. L’11 giugno, con un nuovo provvedimento del Premier, ha avvio la Fase 3. Tali misure, che includono una serie lunghissima di riaperture, sono prorogate prima fino al 14 luglio, poi al 7 settembre e infine al 7 ottobre. E’ la fase dell’estate folle, delle feste in discoteca, delle spiagge gremite, del tormentone ‘Non c’è n’è coviddi“. Una fase destinata a bruciarsi in fretta, come chi si espone al sole senza protezione.

Settembre: la spaventosa ‘seconda ondata’

Di ritorno dalle vacanze, siamo costretti a fare i conti con la realtà. I contagi fanno spavento tornando a raggiungere la soglia di 10mila. Ancora pioggia di Dpcm: il 13 ottobre si ufficializza la seconda ondata. Scatta l’obbligo di mascherine sia al chiuso che all’aperto. Sono consentite cene con la massimo sei persone. Teatro e cinema ritornano fuori dai nostri orizzonti.

Dopo il Dpcm del 24 ottobre, ancora più restrittivo, si giunge a quello del 3 novembre: coprifuoco su tutto il territorio nazionale dalle ore 22.00 alle 5.00 del mattino successivo, didattica a distanza obbligatoria nelle scuole superiori, chiusura dei centri commerciali nei weekend, riduzione del 50% della capienza dei mezzi pubblici. Si respira di nuovo aria di lockdown. Viene introdotto un nuovo sistema, quello dei “colori”. Le regioni vengono monitorate settimanalmente e classificate in tre fasce di rischio: gialla, arancione e rossa.

Dicembre: un Natale diverso

Il 18 dicembre 2020 troviamo sotto l’albero il Decreto natale. Lo Stivale si colora di rosso dal 24 al 27 dicembre (compreso il 31 dicembre) e dall’1 al 6 gennaio, e di arancione dal 28 al 30 dicembre e il 4 gennaio. Si rivela consentita, dalle ore 5 alle ore 22, la visita ad amici o parenti, nel limite di 2 persone.

Cosa abbiamo imparato?

La sofferenza, diluita in tutte le fasi che abbiamo attraversato, ci ha reso migliori? Ne dubito. Ciò di cui sono sicura è che l‘isolamento ci ha abituati ad un contatto più profondo con noi stessi: abbiamo dovuto attingere dalla nostra interiorità l’energia che prima prelevavamo dall’esterno, dal rapporto con gli altri.

Questo è stato un anno difficile, ma non per i grandi socializzatori, né per i frequentatori di discoteche o per gli amanti della vita mondana. È stato un anno difficile soprattutto per i poco empatici. Per chi non è riuscito ad aprire uno spazio temporale nell’abisso delle altre persone per scoprirne la paura e sentirsi meno solo, per chi, in assenza della fisicità, non ha saluto creare delle interconnessioni mentali, per chi è poco allenato all’intelligenza emotiva. Per chi, a contatto con le storie degli altri che sono le nostre storie, non ha pianto e non ha gioito, ma si è isolato ancora di più, contraendosi in se stesso. Penso di parlare a nome di molti quando dico che non mi auguro un 2021 stratosferico, ma semplicemente un 2021 normale.

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