coronavirus, new york
immagine da pixabay

Secondo una ricerca inglese, gli anticorpi prodotti in seguito ad infezione da coronavirus decadono nel giro di pochi mesi. Chi si ammala può nuovamente contrarre il virus

Una notizia che potrebbe sconvolgere molte delle certezze attualmente in circolo sul coronavirus, quella pubblicata da uno studio condotto dall’dall’Imperial College insieme a Ipsos Mori, in Gran Bretagna. Secondo gli studiosi, le difese immunitarie che si generano a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2 vanno diminuendo col tempo. La ricerca ha preso in esame un gruppo eterogeneo di 365 mila persone prese a caso all’interno della popolazione nazionale. A partire dal termine del lockdown e per la durata di tre mesi – dal 20 giugno al 28 settembre – gli scienziati hanno monitorato l’andamento degli anticorpi cercando di capire la loro evoluzione col passare del tempo. Dai dati è emerso che il 6% della popolazione aveva anticorpi il giorno in cui è iniziata la ricerca. Al termine della stessa, nonché in concomitanza con l’inizio della seconda ondata, la percentuale è scesa al 4,4%.

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Sulla base di questi stessi dati, i ricercatori inglese sono riusciti anche a suddividere in categorie la popolazione, distinguendo per età, etnie e professioni. In particolare, sono risultati più resistenti al virus coloro che appartengono alle minoranze etniche e quelle asiatiche, insieme agli operatori sanitari per un probabile maggiore contatto con il virus che ha prodotto una risposta immune maggiormente duratura ed efficace.  Diverso accade invece nei giovani e, in generale, negli asintomatici che sono risultati quelli con i più bassi livelli anticorpali a distanza di tre mesi dall’inizio della ricerca.

I possibili scenari

Quello che scaturisce da questa analisi è tutt’altro che confortante. Se, infatti, sono ormai in molti a vedere nellimmunità di gregge l’arma vincente contro il coronavirus, qualora questi dati dovessero essere confermati, lo scenario cambia notevolmente. A tal proposito, come riporta RaiNews, osserva la ricercatrice Helen Ward: “Se pensi che 95 su 100 persone siano ancora suscettibili di ammalarsi, capisci che si è molto molto lontani da qualcosa che assomigli a un livello di protezione della popolazione. Non è qualcosa che puoi usare come strategia per il controllo del contagio nella popolazione“. Anche chi è già stato colpito dal Covid-19, quindi non è affatto immune a vita, proprio come accade per i comuni coronavirus che causano i raffreddori stagionali. È per questo indispensabile per tutti rispettare tutte le norme in vigore come il distanziamento sociale e l’uso della mascherina.

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