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Il D-Day di Renzi prima del referendum. La tanto temuta direzione Pd si è appena conclusa e già è stata etichettata come una giornata cruciale per il Premier, che ha affrontato la minoranza interna al partito parlando a tutto campo ma senza fare passi indietro

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Il D-Day di Renzi prima del referendum. La tanto temuta direzione Pd si che si è appena conclusa al Life Hotel di via Palermo a Roma è già stata etichettata come una giornata cruciale per il Premier, che ha affrontato la minoranza interna al partito parlando a tutto campo ma senza fare passi indietro.

“Pronto ad ascoltare le vostre, vi offro alcune mie considerazioni. Questa è una comunità che discute. E litiga. Litigano tutti nei partiti, ma altri nel chiuso delle stanze. Loro fingono di essere una falange e appaiono come tali. Noi valorizziamo solo ciò che ci divide” ha affermato Renzi, all’inizio del suo intervento,  anticipando così gli otto punti del suo discorso: situazione internazionale, terrorismo, Brexit, il referendum costituzionale, situazione economica, i risultati amministrativi, proposte di cambiamenti interni al partito, il calendario e, infine, il suo ruolo.

Ma tutti sanno che i temi caldi del dibattito interno al partito riguardano lo stesso Matteo Renzi e il suo doppio ruolo di segretario e Premier, aspramente contestato a seguito della debacle maturata nell’ultima tornata amministrativa.

E Renzi torna a porre la questione della “personalizzazione” del voto “C’è qualcuno tra di voi che pensa che nel caso in cui il referendum si concludesse con un “no” il presidente del Consiglio non ne prenderebbe atto? Se c’è gli faccio i complimenti, ma il problema è cosa accade al Paese e alla classe politica, non a me. Se il referendum passa la classe politica dà un segnale, la più bella pagina di autoriforma in Occidente. Se vincerà il “sì”, la classe politica “sarà più in grado di guidare e cambiare il Paese. Si chiude la stagione delle riforme e si apre la stagione del futuro. Chi ha paura di confrontarsi con i cittadini faccia altro “.

Il Premier Renzi bolla come “difficile” da capire il risultato delle amministrative: “Le alleanze le scelgono i territori. Ecco perché ci vuole fantasia per leggere il dato nazionale” ha affermato “Voglio guardare a ciò che si è sbagliato per migliorare”. E attacca “Il problema, per molti di voi, è il partito. Per cui non si utilizzino le amministrative. Ma come funziona il nostro partito. Questo è l’argomento”.

L’attacco di Bersani

Ma questa mattina è arrivato il duro attacco dell’ex segretario Pierluigi Bersani, che ha attaccato Matteo Renzi sulla questione del doppio ruolo premier-segretario e sull’Italicum: “La separazione fra gli incarichi non è un dibattito lunare, non è la soluzione a tutti i problemi, è la premessa. E lui era anche d’accordo quando si candidò contro di me”. E sulla legge elettorale non usa mezzi termini “Se non si cambia rotta, il rischio è che il Pd vada a sbattere”, paventando le catastrofiche conseguenze della vittoria del no, e un ritorno dell’Italia nella recessione.

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