Decreto dignità: se Martina fa delle critiche, ma al PD

maurizio martina

Il segretario Maurizio Martina, per attaccare il decreto dignità, cita il caso di una lavoratrice licenziata. Lei lo zittisce via Twitter

L’opposizione naviga in acque alte, sbaglia i modi, i tempi e anche i soggetti interessati. Mercoledì alla Camera inizierà l’esame del decreto Dignità. L’obiettivo è contrastare il precariato spingendo le aziende a stabilizzare i dipendenti. Secondo l’opposizione, e secondo Maurizio Martina, ci sarà un aumento della disoccupazione.

Per supportare la tesi, in questi giorni vengono enfatizzati casi di persone che sono mandate a casa (o sono in procinto di esserlo) dai propri datori. Ma una neo-mamma di 35 anni, che lavorava per Anpal, lo zittisce. Valeria aveva un contratto a termine da agosto 2016. Viste le nuove norme, non potrà essere rinnovato. E la colpa non è del decreto dignità, ma della stessa azienda che ha preferito privarsi di lei piuttosto che stabilizzarla.

L’azienda era al centro del Jobs Act. Renzi voleva trasformarla nel braccio armato contro la disoccupazione. La stessa neo-mamma ha commentato così il post su Twitter di Martina: “Non giocate sulla mia pelle la partita tra PD e M5S. Il PD non è esente da responsabilità #jobsact. La soluzione è la stabilizzazione dei precari, per me e per gli 800 di Anpal servizi.

Insomma, non più solo il Governo. Anche gli stessi cittadini precari, ora, remano contro il PD. Che continua a navigare in mare alto, inesorabilmente.