Si è tenuta ieri la direzione PD, ecco il metodo Tatarella



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Si è tenuta ieri la direzione del PD, dove sono stati toccati tanti temi, ma dove a farla da padrone è stato l’articolo 2 della riforma Costituzionale

Ieri Matteo Renzi nella sua relazione introduttiva alla direzione del Partito Democratico ha toccato vari temi, lanciando anche qualche stoccata. Il Premier-segretario inizia il suo intervento, che è durato più di un’ora, sciolinando quelli che a sua detta sono stati i grandi risultati raggiunti dalla riforma chiamata “Buona Scuola“, quasi come volersi giustificare per le tante proteste avute dai professori e insegnanti di tutto lo stivale.

Ha riservato anche un passaggio alle elezioni in Grecia con il chiaro intento d’intimorire la minoranza interna, infatti Renzi ribadisce alla platea e ai dissidenti in maniera netta: “Le scissioni funzionano magari come minaccia, non tanto al momento elettorale. Chi di scissione ferisce, di elezione perisce e, per usare un tecnicismo, anche ‘sto Varoufakis ce lo siamo tolto”, citando quindi il mancato ingresso del partito staccatosi da Syriza e guidato da Varoufakis “unità Popolare” al parlamento greco con il chiaro intento d’intimorire la minoranza interna quasi a far capire che non c’è vita al di fuori del PD.

Si è tenuta ieri la direzione PD, ecco il metodo Tatarella
Si è tenuta ieri la direzione PD, ecco il metodo Tatarella

Il passaggio principale della direzione è stato senza dubbio quello sulla riforma della Costituzione, Matteo Renzi non intende smuoversi di un millimetro dalla sua posizione sull’elettività diretta dei futuri senatori: “Non può sussistere perché già negata due volte dal parlamento“, chiaro riferimento alla doppia approvazione del art.2 della riforma Costituzionale anche se il presidente del Senato, Piero Grasso, ha fatto capire che potrebbe riaprire, infatti il Premier riserva una stoccata anche alla seconda carica dello stato, dichiarando:

Se il presidente del Senato apre sulla doppia conforme è ovvio che dobbiamo fare una riunione dei gruppi parlamentari del Pd per ragionare su cosa apre questa discussione. È stato detto da qualche leader dell’opposizione che convocherei le Camere, ma non è vero: non è nel potere del premier. Ho solo detto che di fronte a un’eventuale e inedita decisione di Grasso di aprire sulla doppia lettura conforme, il Pd si riunirebbe in Camera e Senato per decidere cosa fare“.

Poi l‘innovatore-rottamatore della politica Italiana estrai la soluzione dal cilindro: Renzi cita il metodo Tatarella, un sistema datato 1995, che permetterebbe ai cittadini di indicare in sede di elezioni regionali quale consigliere regionale mandare al Senato delle autonomie, lasciando intendere che la decisione verrebbe presa, si dai cittadini, ma ratificata dal consiglio regionale. A questo punto l’opposizione interna sembra rientrare nei ranghi, ma la con molta cautela.

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Si è tenuta ieri la direzione PD, ecco il metodo Tatarella

Infatti Roberto Speranza, leader di area riformista ed ex capogruppo ala Camera, dichiara a margine dalla direzione: “Bisogna vedere le carte, leggere come viene messa nero su bianco questa proposta, non possiamo permetterci un pasticcio al interno della Costituzione Italiana“.

Nel corso della replica, poco prima del voto finale della direzione, Renzi ha chiarito che  sul caso dell’eurodepudata dem e Cécile Kyenge (che ha minacciato di lasciare il partito dopo il voto dei senatori del Pd che ha salvato Roberto Calderoli dall’accusa di istigazione al razzismo): “Ci sarà una riunione di gruppo ad hoc, anche in presenza della diretta interessata, come fatto politico, credo il Senato faccia bene a fare una riflessione serena ma profonda su questo tema“.

Alla fine, anche questa volta, la direzione che doveva essere la resa dei conti si conclude con un plebiscito. Infatti, oltre alle assenze di lusso di come Felice Casson, che aveva già annunciato la propria assenza, alla direzione non partecipa  Pier Luigi Bersani, impegnato alla festa dell’Unità di Modena.

L’ex segretario, in serata, ha commentato: “Mi pare che Renzi abbia fatto un’apertura significativa; se s’intende che gli elettori scelgono i senatori e i consigli regionali ratificano va bene, perché è la sostanza di quello che abbiamo sempre chiesto. Meglio tardi che mai. Vedremo al Senato come verrà tradotta questa indicazione“.

E quindi alla fine la relazione del “Re Mida” di Palazzo Chigi viene votata all’unanimità, la minoranza interna infatti non partecipa al voto: “Non abbiamo partecipato perché il voto della direzione sulle riforme costituzionali ci sembra un errore“, fanno sapere dalla minoranza. E come sempre il punto di rottura si “sposta” al prossimo provvedimento, forse, se non si faranno troppo male.

Entro gennaio ragionevolmente la Camera farà la quarta e mi auguro conclusiva lettura” del ddl Boschi, “poi quinta e sesta e nell’autunno del 2016 il referendum che ci dirà se gli italiani sono con noi o se abbiamo sbagliato tutto“, conclude Renzi.

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