Recensione Frozen II – Il Segreto di Arendelle



Frozen II – Il segreto di Arendelle è il nuovo lungometraggio Disney. Dopo 6 anni arriva nelle sale il sequel di Frozen – Il regno di ghiaccio ma il risultato, nonostante l’immediato successo al botteghino, è molto discutibile

Negli ultimi due anni la Disney ha fatto parlare molto di sè. Peccato che non sempre il topic sia stata la sua produzione, massiccia e penetrante nelle grandi sale di tutto il mondo.
Parlare della Disney oggi è parlare di una delle major più importanti dell’industria cinematografica.

Con le sue molteplici produzioni “succursali” come la Pixar Animation Studios, Star Wars, National Geopraphic e la Casa Marvel, il franchise Disney si è imposto come re del mercato cinematografico, lanciando persino la piattaforma streaming Disney Plus, già presente in America e disponibile qui in Italia da Marzo 2020.

La Disney torna al cinema con il sequel del grande successo di Frozen

Dal 27 novembre nelle sale italiane, la Disney torna al cinema con i lungometraggi animati originali che l’hanno resa celebre nella storia della settima arte e nelle cultura collettiva. Frozen II – Il segreto di Arendelle è il diretto sequel di Frozen – Il Regno di Ghiaccio (2013) ed è il 58° Classico Disney.

Nella pellicola ritroviamo i celebri personaggi del primo capitolo: Elsa, regina di Arendelle dotata di poteri di ghiaccio; sua sorella Anna, coraggiosa e ingenua, fidanzata con il taglialegna Kristoff, a sua volta accompagnato dalla fedele renna Sven. A contornare il tutto c’è Olaf, un pupazzo di neve parlante nato dall’immaginazione fanciullesca di Anna e i poteri di Elsa, spalla comica che a tratti ha dominato il primo capitolo e probabilmente unico personaggio funzionante di questo sequel.

Successo di pubblico e spettacolo visivo, ma carente nella trama

Perché Frozen II – Il segreto di Arendelle fatica molto a funzionare, eccetto che al botteghino. Solo in due giorni nei cinema nostrani e da una settimana in quelli americani, l’ultimo cartone animato Disney ha già dominato il Box Office. Ma lo scopo di un sequel non è solo quello di cavalcare l’alta marea innescata dal suo predecessore. Se Frozen – Il regno di ghiaccio ha funzionato sia per la critica che per il pubblico lo ha fatto grazie alle sue novità stilistiche. Dopo molti insuccessi post-rinascimento (il Rinascimento Disneyano è un periodo ipotetico iniziato con La Sirenetta nel 1989 e concluso con Tarzan nel 1999) la Disney tornò sui suoi passi e nel 2013 Frozen – Il regno di ghiaccio rappresentò una novità artistica. Un comparto tecnico notevole accompagnato da un adattamento della storia de La Regina delle Nevi consono all’ampio bacino d’utenza che la Disney ha sempre voluto raggiungere.

Ma Frozen II – Il segreto di Arendelle non fa altro che rimettere in discussione gli stessi protagonisti del suo precedente capitolo, aggiungendo poco e nulla. Prima di tutto nei personaggi: sono solo 4 i nuovi e non si rendono particolarmente utili alla trama, completamente assente anche un antagonista, non solo come personaggio in sé per sé, ma anche nel sottotesto. Frozen II – Il segreto di Arendelle pecca di una sceneggiatura priva di coraggio nel raccontare qualcosa di nuovo che possa realmente aggiungere elementi alla storia edificata nel primo Frozen.

Inaspettatamente, anche le canzoni sono un flop

Ma gli errori non finiscono qua, se la trama risulta né pulita né accattivante, anche il comparto sonoro – da sempre peculiarità degli studios – cala inaspettatamente in questo ultimo capitolo disneyano. Le canzoni sono infatti troppe ma insipide, salvo un’eccezione per quella finale con protagonista Elsa (da noi doppiata da una bravissima Serena Autieri), non riescono a farsi ricordare dopo essere usciti dalla sala e presentano un ritmo scialbo, monotono e ripetitivo.

Un peccato che questo Frozen II – Il segreto di Arendelle non sia stato scritto con la stessa parsimonia del suo predecessore, suscitando nello spettatore più volte il dubbio se si stia trattando di un vero classico Disney o un semplice sequel per l’home video. Il cinema riesce a valorizzare l’enorme suggestione visiva che questa pellicola ha come – unico – vero punto di forza. Eccellenti le scene d’azione, calibrate quelle in cui entrano in contrasto i colori caldi con quelli freddi sprigionati dalle mani di Elsa.

Un passo indietro rispetto agli ultimi successi dei film animati

Ma la bellezza visiva non basta per ritenere Frozen II – Il segreto di Arendelle un buon film d’animazione, specie se pensiamo agli ultimi capisaldi del genere animato: Toy Story 4 uscito anch’esso quest’anno o Spider-Man Un Nuovo Universo, prodotti forti nell’impatto visivo ma anche emotivo, promotori di storie commoventi e come mai attuali. Il confronto rende Frozen II – Il segreto di Arendelle un enorme passo falso artistico anche di fronte ad altri Classici Disney recenti: come ad esempio Big Hero 6 o Zootropolis.

La sensazione è che la Disney abbia dedicato più tempo alle strategie di lucro, sminuendo l’importanza di raccontare una storia che potesse essere fonte di ispirazione per i più grandi e di insegnamento per i più piccoli. Il risultato è un sequel dalla dubbia utilità, sicuramente azzeccato per il marketing e redditizio per le tasche della Disney, ma dimenticabile ed evitabile per gli spettatori di tutto il mondo.

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