Giffoni Valle Piana, i Cappuccini lasciano il convento di Sant’Antonio: restano in tre, previsto il trasferimento entro giugno
Crisi di vocazioni e riorganizzazione dell’Ordine: una parte della struttura sarà affidata al Comune in comodato d’uso gratuito.
Dopo circa cinque secoli di presenza, i Frati Cappuccini si preparano a lasciare il convento di Sant’Antonio a Giffoni Valle Piana. Alla base della decisione, maturata nell’ambito della riorganizzazione dell’Ordine, c’è la carenza di vocazioni e il numero sempre più ridotto di religiosi: attualmente, nella struttura, restano tre frati.
Nei giorni scorsi, nel salone del convento, si è svolto un incontro che ha riunito istituzioni e comunità. Presenti il responsabile provinciale dei Cappuccini, padre Gianluca Savarese, il sindaco di Giffoni Valle Piana Antonio Giuliano e numerosi fedeli legati da anni alla tradizione francescana del luogo.
La comunità: “Restino a Giffoni”
Durante il confronto, molti partecipanti hanno espresso la speranza che la scelta possa essere ripensata, consentendo ai tre frati rimasti di proseguire il loro servizio sul territorio. Tra le motivazioni richiamate dai fedeli, la presenza quotidiana di persone che si recano in convento per un momento di ascolto, per il sacramento della confessione o per un confronto spirituale, oltre al valore delle iniziative religiose e sociali promosse nel tempo.
Gestione parziale al Comune
Parallelamente, è stata indicata la prospettiva di una gestione condivisa della struttura: una parte del complesso potrebbe essere affidata al Comune attraverso un comodato d’uso gratuito regolato da una convenzione, mentre l’altra area resterebbe nella disponibilità dell’Ordine secondo le modalità che saranno definite.
Trasferimento previsto entro fine giugno
Il convento, costruito tra il 1584 e il 1588 in località Tuoppolo, negli ultimi anni è stato spesso al centro dell’attenzione proprio per la riduzione del numero di religiosi. Secondo quanto riferito, il trasferimento dei tre frati dovrebbe avvenire entro la fine di giugno, con destinazione verso altre case dell’Ordine.
La vicenda apre ora una fase delicata: da un lato la riorganizzazione ecclesiale legata alla crisi delle vocazioni, dall’altro il legame profondo tra il convento e la comunità locale, che chiede di non disperdere una presenza storica e un punto di riferimento spirituale e sociale per il territorio.
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