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Il quesito che divide. Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle hanno presentato un ricorso a Tar del Lazio in merito al testo del quesito referendario, che sarebbe incompleto e fuorviante

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Il quesito che divide, il testo che deciderà il destino del governo, la formula decisa per proporre la questione agli italiani, è sbagliata nella formula, tendenziosa e fuorviante. Almeno questo è quello che pensano Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle, che hanno deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio affinché il quesito venga cambiato e reso più chiaro nella formula, in modo che gli elettori abbiano ben chiara la situazione che andrebbero ad avallare con il loro voto.

In base alle motivazioni addotte da coloro che hanno presentato il ricorso, nella scheda non sarebbero specificati gli articoli della Costituzione che andrebbero modificati dalla riforma, ma si leggerebbe unicamente il titolo del ddl, con riportata unicamente “la presunta finalità della legge che non trova specifico riferimento in alcuna delle norme revisionate”. 

Vito Crimi si fa portavoce degli umori del Movimento in riferimento al ricorso e parla di “Un quesito truffa, una propaganda ingannevole, l’ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani“. Il ricorso è stato presentato dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, esponenti del comitato Liberali per il NO, e dai senatori Crimi e Loredana De Petris per Sinistra italiana, ma a frenare gli entusiasmi ci ha pensato direttamente il Quirinale, che afferma come “In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’articolo 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”. 

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