Piccole Donne di Greta Gerwing è un viaggio incredibile da sempre presente nell’animo della regista. Un viaggio reso possibile grazie a un romanzo che resta sempre attuale

Piccole Donne: non è la prima volta che le sorelle March prendono vita sullo schermo, ma il remake di Greta Gerwing ha qualcosa di nuovo. Come settimo adattamento si può dire che forse è anche un po’ azzardato ma allo stesso tempo funziona e ha reso perfettamente giustizia all’opera di Louisa May Alcott.

La Trama

Il Piccole Donne della Gerwing segue fedelmente la storia della 4 sorelle March, ma lo fa mescolando insieme le vicende dei due romanzi a loro dedicati.

La storia infatti inizia nel 1868 quando Jo (Saoirse Ronan) è a New York: pubblica i suoi primi racconti, mentre fa lezioni private alle bambine della casa in cui è ospite. Allo stesso tempo Amy (Florence Pugh) è a Parigi con la cinica Zia March, mentre Meg (Emma Watson) è sposata e innamorata di suo marito e dei suoi figli, ma i problemi economici le ricordano che quella non è la vita che sognava. E infine c’è Beth (Eliza Scanlen) che unirà nuovamente la famiglia a casa a causa di un peggioramento della sua malattia.

A queste vicende si intrecciano quelle ambientate 7 anni prima, nel 1861. In quell’anno le più grandi di casa, Meg e Jo, avevano il permesso di uscire e ad un ballo, Jo fa amicizia con Laurie (Timothée Chalamet). Il ragazzo, che in realtà è un loro ricco vicino di casa, ben presto diventa il miglior amico della ragazza e inizia a frequentare la casa delle March.

Il film insomma non altera niente della versione originale, ma presenta il tutto sotto una diversa luce. I due filoni, che si alternano parallelamente rendono questa versione dell’intramontabile classico, estremamente dinamica e fresca. Inoltre rende omaggio ad un’opera tanto amata, quanto riproposta e se per alcuni questa caratteristica equivale a qualcosa di vecchio e noioso, la Gerwing ribalta tale pregiudizio.

Incredibilmente è riuscita ad avvicinare ancora di più le Piccole Donne della Alcott ai giorni nostri: una storia “antica”, ma allo stesso tempo estremamente attuale e femminista. Una storia che si fa carico di una serie di valori che sono necessari a grandi e piccini, in una società come quella odierna dove sembra che tutto regredisca. Tra questi l‘amore per la famiglia, l’unione tra sorelle anche quando si ha poco ma si ha tutto, perché basta l’immaginazione e lo stare insieme, il rispetto verso se stessi e i propri desideri. 

Una delle scene più belle è sicuramente il confronto tra Jo e sua madre dopo la morte di Beth e dopo la scoperta del matrimonio tra Amy e Laurie. Jo infatti si rende conto che a volte concentrarsi solo su una cosa fa perdere di vista tutto il resto e non dovrebbe essere così, perché poi ci si ritrova soli.

I personaggi

Grazie al suo genio dietro la macchina da presa e ad un sceneggiatura scritta con amore e precisione, Greta Gerwing dà alle sorelle March una forza del tutto nuova. Il suo lavoro è stato poi abilmente completato da un cast giovanissimo ed eccezionale. Spiccano per l’interpretazione le due giovanissime Saoirse Ronan e Florence Pugh, che film dopo film hanno mostrato allo spettatore il loro talento e la loro crescita. La loro recitazione fresca e spontanea riesce a dare a Jo ed Amy quel quid in più che alle altre manca. Sia Emma Watson che Eliza Scanlen però interpretano due personaggi che nella storia delle Piccole Donne hanno un ruolo più marginale e non sono presenti in tutte le scene più esplosive del film. Analogo destino è quello riservato a Laura Dern, che interpreta la dolce e gentile Mamie, e a Meryl Strepp, che indossa gli abiti della Zia March.

Ma andando con ordine tutte e quattro le sorelle March, attraverso la loro diversità e i loro sogni incarnano un valore diverso.

Jo è forza e determinazione: è la seconda delle quattro sorelle ed è quella più caparbia di tutte. E’ il simbolo dell’emancipazione femminile in una società maschilista in cui la donna poteva occuparsi solo di mestieri considerati adeguati. Jo invece ha un sogno diverso: diventare una scrittrice, ma nonostante ciò non smette mia di aiutare la sua famiglia, alla quale è profondamente legata. Arriverà anche a vendere i suoi capelli per aiutare sua sorella Beth.

Amy, che è la più piccola è quella tra i due romanzi cambia tanto, si evolve, matura. La Amy del film quindi passa dall’immaturità di una ragazzina alla maturità di una donna in cerca di un matrimonio vantaggioso. Alla fine però sarà il suo cuore a scegliere e diventerà la moglie di Laurie, di cui nel profondo è sempre stata innamorata.

Meg è la sorella più grande e tutta la sua famiglia si aspetta da lei un ricco e felice matrimonio. E’ molto materna verso le sue sorelle anche se vorrebbe avere una vita di sfarzi e compere. In realtà però si innamora perdutamente di un insegnante squattrinato e con lui deciderà di sposarsi. Il “due cuori e una capanna” però non durerà molto e ben presto si rende conto che quella non è la vita che ha sempre sognato quando era piccola. Alla fine quindi rinuncia a tutto per amore e rappresenta la tenacia.

Beth è la terzogenita: non parla molto e quello che ha da dire lo dice spesso e volentieri grazie al suo pianoforte. E’ molto timida ed è l’unica delle sorelle March che non crescerà mai a causa della scarlattina, che la strapperà alla vita troppo presto.

A loro si aggiunge Laurie. Amico delle Piccole Donne, stringe amicizia prima con Jo. Diventano migliori amici, inseparabili e con un’intesa incredibile. Per certi versi sono gemelli, androgini. Come ha affermato la stessa regista in un’intervista: “Laurie è un ragazzo con un nome da donna e Jo è una ragazza con un nome da uomo”. Inoltre grazie all’ottimo lavoro della costumista, i due personaggi sono apparsi complementari anche attraverso il modo di vestire.

Proprio parlando di costumi la Gerwing durante l’intervista ha anche dichiarato che per i costumi si è ispirata ai quadri dell’epoca che ha osservato per giorni al Metropolitan Museum of Art. Per ogni scena aveva un quadro di riferimento, soprattutto quelli ambientati in Europa.

Il Piccole Donne di Greta Gewing nasce da un desiderio della stessa regista che fin da piccola è sempre stata innamorata di Jo March e della storia delle Piccole Donne. Il romanzo della Alcott era quello che la madre le leggeva per farla addormentare ed è proprio attraverso quella lettura che ha capito che avrebbe potuto diventare una scrittrice e una sceneggiatrice. 

“mI PREMEVA RACCONTARE QUELLO CHE L’AUTRICE DEL LIBRO HA VISSUTO REALMENTE”,

ha detto più volte la Gerwing. Si è resa quindi la portavoce del fatto che, in un certo qual modo Jo è l’alter ego della Alcott: entrambe vivono questa utopia tutta al femminile, questo bisogno di ricongiungersi alle sorelle nella la speranza che possano vivere tutte insieme per sempre. Sia Jo che la Alcott hanno infatti dovuto fare i conti con i matrimoni delle sorelle anche se non avrebbero mai voluto vederle sposate.

Ecco quindi che il finale del film, come quello del romanzo possono apparire forzati. E magari lo sono perché come mostra la Gerwing in una delle ultime scene del film è stesso l’editore a chiedere a Jo un finale rosa con la protagonista sposata e felice e non triste e sola. Nel nuovo Piccole Donne quindi il finale è doppio: da un lato c’è quello imposto, romantico che può piacere o no, ma dall’altro c’è quello vero, c’è quello che a 150 anni dalla pubblicazione del romanzo Jo March/Louisa May Alcott avrebbe voluto.

Il Trailer