Kabul, la fogna dei tossicodipendenti



Kabul, la fogna dei tossicodipendenti

Kabul, la fogna dei tossicodipendenti. Le Iene scovano la città sotterranea dei drogati

Per l’ultima puntata, le Iene ci mostrano un servizio davvero sconcertante. L’inviato Maisano visita la fogna dei tossicodipendenti a Kabul.

Nelle fogne, sotto ad un ponte, i drogati sbucano come topi e alcuni sono intenti ad iniettarsi una dose senza curarsi di chi li circonda, come se fosse una cosa completamente normale.

Dopo un momento di incertezza per le scarse condizioni di igiene, Maisano scende nella fogna per seguire uno dei tossici, scoprendo così una città sotterranea di persone drogate.

Questo scenario infernale si trova a Kabul, capitale dell’Afghanistan, a pochi chilometri dalle ambasciate occidentali, compresa quella italiana.

Kabul, la fogna dei tossicodipendenti
Kabul, la fogna dei tossicodipendenti

Persone che vivono e dormono sopra un suolo fatto di fango ed escrementi, giovani che sembrano novantenni, che si bucano all’aperto, che si distruggono le vene fino a bucarsi nell’inguine.

Droghe di ogni tipo : cocaina, oppio, eroina, marijuana e Shisha, la più pericolosa di tutte.

Marco Maisano intervista due giovani sulla ventina, anche se dal loro aspetto non sembrano più tanto giovani, uno di loro, Farid ha provato a smettere di drogarsi, ha resistito un anno per poi ricaderci a causa della mancanza di lavoro.

Nella fogna di Kabul si fabbricano droghe, pipe, siringhe e chiedere droga è come chiedere una bustina di zucchero al bar.

La polizia cinque o sei volte alla settimana scende in questo luogo per portar via i corpi di chi cede per overdose, malasanità o astinenza.

Alcuni sono infastiditi dalle telecamere e le Iene, facendosi spazio tra la gente ammassata, raggiungono un posto ancora più inquietante dove la gente fa i propri bisogni all’aperto.

Tutte le persone della fogna di Kabul sono distrutte da ciò che i governi occidentali hanno causato al loro Paese: la guerra per porre fine alla miseria, l’esportazione di droga, in particolare dell’oppio che all’arrivo delle truppe occidentali in Afghanistan rappresentava il 31% di quello mondiale. Dopo 15 anni questa percentuale è salita a 93%, facendo del Paese il più grande esportatore del mondo.

“La droga è il nostro male, la nostra miseria, queste le parole dei ragazzi di Kabul nei cui occhi si legge tutta la sconfitta dei governi occidentali.

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