Orson Welles, l’uomo del futuro



Orson Welles, l'uomo del futuro

George Orson Welles nasceva oggi. Figura leggendaria del secolo scorso, è stato un pensatore ed un regista lungimirante, ma come ogni “profeta” non è stato compreso dal suo tempo. La sua storia allora è divenuta quella di un outsider e i dolorosi insuccessi sono stati trasfigurati in mito nella storia di Hollywood. Per la serie #AccadeOggi

George Orson Welles (nato il 6 Maggio 1915 a Kenosha, Wisconsin e morto il 10 Ottobre 1985 a Los Angeles), è stato un geniale precursore dell’evoluzione sociale, come delle tecniche di ripresa e di montaggio cinematografico.

Le sue relazioni sentimentali con alcune delle donne più belle del mondo, tra cui Rita Hayworth (sua moglie dal 1943 al 1947), hanno incorniciato la sua carriera come regista di Hollywood, ma soprattutto come regista indipendente. Prodigio della musica a 10 anni, star del palcoscenico e della radio a 20, rincorse presto il sogno del cinema.

Negli Stati Uniti, il 1° maggio del 1941, usciva nelle sale Citizen Kane, primo lungometraggio scritto, diretto, prodotto e interpretato da Orson Welles, che all’epoca aveva solo 25 anni: per il film fece anche da costumista!

Orson Welles, l'uomo del futuroIl film, liberamente ispirato alla biografia del magnate William R. Hearst, vede una ricostruzione wellesiana intorno alla figura di Charles Foster Kane: il complesso regista, infatti, servendosi di una sequenza di flashback, lasciava allo spettatore l’arduo compito di ricostruire la complessa personalità di Kane.

Welles non imbastiva film didascalici, non imboccava il suo pubblico con riflessioni e “spiegotti”, Welles ricercava un’autorevolezza etica cinematografica. Per Citizen Kane, fu premiato insieme a Herman J. Mankiewicz, con l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.

Quarto Potere è considerato da molti il film più importante della storia del cinema: sessantacinque anni dopo, Orson Welles rimane l’uomo profetico di Hollywood, che giovanissimo esordì con un capolavoro lungimirante sul futuro della comunicazione di massa, sulla perversione mediatica e sulla futuristica idea dei social network.

Orson Welles, l'uomo del futuroDopo Quarto Potere, la carriera da regista di Orson Welles è stata segnata da quell’ingombrante successo, con film mai finiti, altri respinti, troppe opere incompiute (molti sono anche gli inediti ritrovati) e quel ricorso fortuito alla recitazione anche in film di altri registi: la maggior parte delle volte solo per guadagnare quanto bastava a poter girare i suoi film.

L’ambizioso regista, oltre che per Quarto potere, viene ricordato per la sua straordinaria interpretazione di Gregory Arkadin nel labirintico Rapporto confidenziale del 1955 e nel cult noir L’Infernale Quinlan del 1958, rimasterizzato nel 2001: qui l’allucinato stile di ripresa, gli esasperati chiaroscuri e la marcata influenza del cinema espressionista tedesco definiscono la sua regia.

Nell’Infernale Quinlan Orson Welles ricorre maniacalmente e ossessivamente a due termini: reputazione e onore. La reputazione è l’unica moneta di scambio in una città di provincia senza alcuna ricchezza; l’onore è l’unico mezzo di sopravvivenza in un luogo di confine. Ma a differenza del capitano Hank Quinlan, che incastra i presunti colpevoli inventando le prove, montando una reputazione di infallibilità, Welles inseguì la sua carriera hollywoodiana nel rispetto per se stesso e per il proprio lavoro.

La sua esistenza fallace, ostacolata dal business forsennato e dalla macchina senza scrupoli di Hollywood, è leggenda: l’incredibile e inverosimile storia di un uomo geniale, dalla spendibilità futuribile e dalla surreale infallibilità postuma.

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Classe 1986, specializzata con lode in Storia dell'Arte Contemporanea [cattedra di Carla Subrizi, La Sapienza] con la tesi “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e alla comunicazione in genere, scrive di cultura, politica e attualità. Storica dell’Arte, esperta SEO e freelancer per vocazione, attualmente collabora anche con Artribune e Tiragraffi Magazine. Da marzo 2013 cura un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone. “Soltanto quando il senso di associazione nella società non è più abbastanza forte da dare vita a concrete realtà, la stampa è in grado di creare quell’astrazione, il pubblico” (Dwight MacDonald).