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Fonte: IG Kobe Bryant

Esattamente un anno fa la tragedia che costò la vita a Kobe Bryant, figlia Gianna Maria e altre sette persone. Il mondo ricorda un grande campione

E’ passato un anno da quel maledetto 26 gennaio 2020, 365 giorni, eppure sembra una vita fa. In Italia era una fredda sera di fine gennaio e la maggior parte degli amanti dello sport si apprestava a guardare il big match tra Napoli-Juventus. Fu proprio in quei minuti che cominciò a circolare la notizia della morte di Kobe Bryant, in seguito ad un incidente in elicottero. All’inizio in molti pensarono ad uno scherzo di cattivo gusto, ma man mano che le notizie si accumulavano fu chiaro che si trattava di una notizia certa.

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Man mano venivano fuori altri dettagli, con la presenza della figlia Gianna Maria e di altre sette persone, che si stavano dirigendo alla Mamba Academy, e che trovarono la morte su una collina a Calabasas. Sembra passata una vita da quel triste giorno in cui il mondo perse Kobe Bryant, un grande uomo ancor prima di un grande campione, che ha fatto la storia dello sport. La sua scomparsa fu il preludio ad un anno terribile, il più funesto degli ultimi cento anni della storia dell’umanità.

Nel corso della sua carriera, Kobe ha scritto la storia dell’Nba, come fece Michael Jordan prima di lui. Cinque titoli, tutti con i Lakers, la squadra che amava e che non ha mai lasciato, due ori olimpici, gli 81 punti ai Raptors in una delle serate migliori della sua carriera, fino all’addio nel 2016 con gli Utah Jazz, in cui pronunciò l’iconica frase “Mamba Out”. Tutto frutto della “Mamba Mentality”, in un etica del lavoro e in una determinazione senza eguali, che lo portavano costantemente a migliorare se stesso.

Impossibile dimenticare il suo rapporto con l’Italia. Kobe Bryant ha vissuto nel nostro paese dai sei ai tredici anni di età, e per lui l’Italia è sempre stata una seconda casa. Non era raro sentirlo parlare con i compagni di squadra in un italiano perfetto, né vederlo a Milanello con la maglia del Milan, lui che è sempre stato un grande tifoso dei rossoneri fin dai tempi di Van Basten.

Ad un anno di distanza il ricordo della sua scomparsa fa ancora più male, per l’uomo e il giocatore che Kobe è stato e per quello che poteva ancora essere. Ma il suo ricordo resterà per sempre vivo nel cuore di chi lo ha amato.

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