E’ in streaming da oggi su Netflix il film “Lo Spietato”, per la regia di Renato De Maria. Nel cast: Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco e Marie-Ange Casta

Il primo titolo che ti viene in mente quando si parla di film che hanno raccontato la parte sfatta degli sfavillanti Anni ’80 è Romanzo Criminale. Dallo stesso sobborgo narrativo viene anche il nuovo film Netflix (da oggi in streaming) Lo spietato.

Siamo però a Milano è la storia è quella che gli scrittori Piero Colarico e Luca Fazzo hanno raccontato in Manager Calibro Nove, libro in cui raccolgono l’esperienza del pentito Morabito, supertestimone del radicamento della ‘ndrangheta calabrese all’ombra della madunina.

Nel film diretto da Renato De Maria, Morabito diventa l’immaginario Santo Russo (fa stranissimo, credetemi, sentire Riccardo Scamarcio appropriarsi della cadenza milanese) del quale seguiamo, con un flashback e attraverso l’espediente della voce fuori campo di chi sta rispondendo ad un interrogatorio, l’ascesa criminale dal 1967 (anno in cui il giovane Russo si è trasferito a Milano con tutta la famiglia) fino ai primi anni ’90.

De Maria-Rosi: ipotesi di lettura

Rispetto ai suoi colleghi capitolini, ciò che ci fa entrare da subito in empatia con Santo Russo è la goffaggine con cui spesso si trova ad affrontare le situazioni personali o professionali: pensate, per esempio, alla prima rapina in gioielleria che rischia di saltare perché il suo braccio destro Slim (Alessio Praticò) non ricorda dove ha messo le fascette per immobilizzare gli ostaggi, o quando nel bel mezzo di un sequestro, il riscatto gli viene dato letteralmente in testa.

E che dire del matrimonio con Mariangela (Sara Serraiocco) interrotto dai Carabinieri che vogliono arrestarlo?

Nel suo rapporto con il gentil sesso Lo Spietato Russo mi ha ricordato Vito Polara, il protagonista de La Sfida di Francesco Rosi: la moglie non è altro che la certificazione e il mantenimento di uno status symbol che passa, il più delle volte, attraverso l’accumulazione seriale di oggetti e mondanità (pensiamo all’iconica pelliccia di visone, ndr.)

Donne e madonne

Ma Santo Russo è un tipo irrisolto e lo capirà incontrando la femme fatale Annabelle (una Marie-Ange Casta che sembra strappata da un film della saga di James Bond): la loro prima cena insieme al ristorante, farà capire al nostro chi tra i due ha davvero in mano i fili del gioco di coppia.

Il conflitto tra Mariangela e Annabelle è lo switch narrativo che fa virare il film verso toni più neri e tesi: se l’una finalmente si evolve, spogliandosi della patina di chioccia che troppo presto gli avevamo affibbiato, l’altra non dimostra abbastanza coraggio, rimanendo nient’altro che un idolo nella testa di Santo, al pari della madunina che egli sognava di toccare con un dito, guardandola ammirato in una palla di vetro con neve.