Lockdown, restrizioni, contagi: abbiamo davvero imparato qualcosa?

Politica Lockdown, restrizioni, contagi: abbiamo davvero imparato qualcosa?

Salgono i contagi e il rischio di un lockdown è dietro l’angolo. Perché lo scetticismo prevale sulla paura?

Salgono i contagi in Italia e di conseguenza sale lo stato di allerta. Arrivano i primi provvedimenti con i Dpcm che in questi mesi abbiamo imparato bene a conoscere. Chiusura dei pub e ristoranti alle 24, divieto di sosta davanti ai bar dalle 21, vietati tutti gli sport che comportano un contatto. In Campania il lockdown inizia nelle scuole. In Campania, una delle regioni più colpite in questa seconda ondata, il presidente De Luca decide di chiudere le scuole fino a fine Ottobre.

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Insomma sembra di essere ripiombati nell’incubo del coronavirus. Ci sarà un nuovo lockdown? Questa la domanda a cui tutti gli italiani, governo compreso, cercano disperatamente di dare una risposta. La possibilità di un nuovo lockdown nazionale è scongiurata da tutti i fronti politici. Ripiombare in un lockdown significherebbe mettere in ginocchio, e questa volta definitivamente, l’economia italiana, soprattutto per coloro che ancora lentamente si stanno rialzando dalla crisi dei primi mesi del 2020.

Cerchiamo di fare un quadro della situazione evidenziando parallelismi e differenze con quanto accaduto a Marzo. Se la storia insegna, senza dover andare troppo indietro, guardiamo ai mesi scorsi per cercare di trarre delle conclusioni ponderate.

Un anno di coronavirus

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Quando a inizio Gennaio le notizie del coronavirus sono iniziate a circolare nei nostri notiziari nessuno sembrava preoccuparsi di ciò che sarebbe potuto accadere. La Cina con i suoi problemi sembrava lontana dimenticando il fatto di vivere in un mondo globalizzato. Quando a fine Febbraio il virus fece la sua comparsa in Italia nessuno, neanche le autorità, credevano che la situazione sarebbe divenuta critica. Poi la Lombardia divenne il focolaio italiano iniziando a far registrare numeri da capogiro la preoccupazione era ancora mite in quanto si ripeteva che il covid fosse pericoloso solo per gli anziani e coloro che soffrivano di patologie pregresse.

Quando poi si è compreso che proteggere i più deboli in una società civile dovrebbe essere il cardine delle democrazie moderne era ormai troppo tardi. I contagi sono sfuggiti di mano. Si è capito tardi che il vero problema erano i posti i terapia intensiva. La drammatica verità è uscita fuori tutta insieme: se i contagi fossero saliti ancora i posti per curare tutti non ci sarebbero stati. È subentrata la paura, il lockdown per il bene collettivo, gli appelli degli infermieri e dei medici, i balli sul balcone, il mantra dell’andrà tutto bene, le bandiere italiane, i ce la faremo urlati a squarciagola.

Poi il virus ha dato una tregua. È arrivata l’estate ed è sembrato che davvero ce l’avevamo fatta, che finalmente tutto era andato bene come ci eravamo ripetuti. Le restrizioni sono via via scomparse così come la preoccupazione, le mascherine non più obbligatorie. Si è ricominciato a viaggiare, in Italia e anche all’estero. Insomma un’estate di tregua dove i contagi si sono appianati e la normalità pian piano si è riappropriata delle nostre vite.

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Poi la battuta d’arresto. Di nuovo i contagi, di nuovo le mascherine, l’appello al buon senso, le chiusure graduali delle attività, le dirette su Facebook, i Dpcm.

Differenze

Cosa è cambiato da Marzo? In primis il virus non è più cinese. Il primato dei contagi è ancora detenuto da Stati Uniti, India e Brasile. La Cina con i suoi pochi contagi può dirsi libera dal covid. L’Italia perde il primato di nazione europea con più contagi, primato tristemente detenuto da Spagna, Francia e Regno Unito e riesce, rispetto alle vicine europee, a tenere ancora a bada questa seconda ondata di contagi.

Altra differenza è l’aumento degli asintomatici: sintomo di un virus che ha perso la sua virulenza. Rispetto a Marzo siamo preparati, sappiamo cosa fare in caso di contagio, sappiamo metterci in quarantena. I tamponi sono aumentati e il tracciamento dei positivi diventa più capillare. Insomma siamo più preparati. O no?

Parallelismi

Cosa non è cambiato? Lo scetticismo, la poca fiducia nel Governo e anche la poca comprensione di quello che sta accadendo. Se a Marzo frasi come il virus è un’invenzione del governo“, “il virus colpisce solo gli anziani”, “avete più sentito notizie di qualcuno morto per altre patologia?” erano comprensibili, ora non lo sono più. Sostenere che il virus sia un’invenzione del governo significa sminuirei sacrifici dei medici e degli infermieri diventati gli eroi. Continuare a ripetere che il virus colpisce solo gli anziani significa svalutare la sofferenza di chi ha perso amici e parenti in questo anno.

Perché continuiamo a sminuire ciò che accade?

È risaputo che l’essere umano sia programmato per sopravvivere e che si abitui a qualsiasi cosa. Nei momenti bui, l’umanità ha sempre saputo rialzarsi, ha sempre trovato un modo per risollevarsi. Nel 21esimo l’ancora di salvezza si chiama Internet.

Meme, vignette, parodie, imitazioni diventano lo strumento necessario per superare i problemi e riderci su. Il mondo di internet ha reso tutto più divertente, meno pericoloso, le nostre esperienze sembrano assomigliarsi a tutte le altre. Siamo uniti e nell’unione ridiamo dei problemi, li sminuiamo perché sembra il modo più semplice di affrontarli.

Neanche il tempo di diventare ufficiale il nuovo DPCM e sono diventate subito virali battute e scherzi sulle decisioni prese dal governo.

Un esempio su tutti. La decisione, tanto contestata, di prevedere che in una casa si possano invitare non più di sei persone. Non c’è pagina che non abbia ironizzato su questo. E va bene, ci siamo fatti una grande bella risata, ma poi? Qualcuno ha provato a spiegare, a comprendere il perché di una decisone del genere? Chi ha davvero provato a comprendere che queste sono solo le prime restrizioni, che la storia si sta ripetendo e che gli appelli al buon senso non servono più se vogliamo assicurare la sicurezza di tutti.

Nessuno potrà controllare se in casa vostra avrete 6, 7 o 20 amici a cena. Ma pensateci, il torto a chi lo state facendo? Certo sono solo meme ma se continua ad essere tutto sempre così vago, le persone perderanno il senso della realtà.

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Angela De Lise
Angela De Lisehttps://zon.it
Scrivere è il mio primo amore. La sensazione di mettere nero su bianco le proprie idee, i propri pensieri non sarà mai paragonabile a nulla. Amo leggere, viaggiare, esplorare. Appassionata del mondo digitale ho conseguito la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la laurea magistrale in Corporate Communication and Media all'Università degli Studi di Salerno.

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Updated on 26 October 2020 - 01:44 01:44