Luca Carboni, “Musica è reazione alle cose che vivo”



Luca Carboni,

Prosegue la rassegna Davimedia con il cantautore bolognese Luca Carboni che racconta agli studenti dell’ateneo la genesi del suo nuovo album, Pop-up

Luca Carboni in visita al Campus di Fisciano, atteso da un folto gruppo di studenti, ha sicuramente inciso con la sua arte sulle coscienze e i sentimenti della scorsa generazione, imponendosi negli anni ’80 come uno dei cantanti italiani più amati dal grande pubblico. Dal 2 ottobre dello scorso anno, il suo nuovo album Pop-up è acquistabile sui digital store e soprattutto molto presente all’interno dei format delle radio di flusso con i due brani “Luca lo stesso” e “Bologna è una regola“.

Proprio sul passaggio di fruizione della musica, dall’analogico al digitale: “Sono cresciuto con le radio libere, ai miei tempi c’era già questa possibilità di ascoltare dovunque. Adesso però, non si sa bene come quantificare il successo di un disco, tutti i parametri sono stati aboliti a causa delle nuove piattaforme online. E’ cambiato davvero tutto, perché oggi se uno sconosciuto ottiene cinquantamila visualizzazioni viene contattato, nell’immediato, da una moltitudine di case discografiche. Chi si avvicina oggi alla musica è avvantaggiato notevolmente dalla tecnologia, c’è meno socialità ma i confini dei quartieri sono stati oltrepassati.”

Sull’album: “Volevo che questo disco avesse contaminazioni rap, i testi sono miei ma sulla musica ho voluto lavorare assieme ad altri musicisti perché suonando assieme può venir fuori un mondo. Spero che arrivi al fruitore l’amore contenuto in questo album, che reputo molto ottimista. Tutte le rivoluzioni culturali nascono dallo strapotere dei ragazzi, la gioventù di oggi deve pensare positivo perché è un elemento fondante della società, però è anche vero che c’è bisogno di punti ferrei, uomini guida che indirizzino i più inesperti. I ragazzi di oggi vivono isolati, sono molto più avanti e hanno il vantaggio di poter acquisire informazioni da qualsiasi parte del mondo.”

Sui tecnicismi musicali, da un input del prof. Mario Monteleone, Luca Carboni si rivela: “Ho studiato pianoforte ma con il tempo non ho continuato a migliorarmi sotto quel profilo perché adesso mi sto divertendo con un altro strumento, la chitarra, che mi riporta agli inizi della mia carriera. Quando ho iniziato, la mia band era forte ma restavamo sempre limitati tra quattro mura mentre ora puoi farti conoscere tramite i social con una semplicità disarmante. I giovani devono comprendere che l’arte è una reazione alle cose che si vivono, il mondo dà delle sollecitazioni e bisogna reagire metabolizzandole, tirando fuori il meglio da ciò che ci circonda.”

Sul suo passato, le domande del pubblico si alternano tra i più disparati argomenti. Dall’esperienza al Festivalbar allo strano titolo di un suo album: “Dedicai a Dustin Hoffman quel disco, però in effetti ha sbagliato diversi film poi. Il Festivalbar era magico ma poco considerato perché troppo commerciale e sviluppato troppo in play-back. Guardandomi indietro, sento il Festivalbar una delle cose più romantiche che ho vissuto.”

Questa sera Luca Carboni sarà a Napoli per il suo tour Pop-up 2016, un concerto che lo stesso Carboni definisce: “inizialmente lento, ma che poi progredisce per arrivare alla mente, al cuore ed al corpo.”

L’entusiasmo del cantautore bolognese non è cambiato, preferisce raccontare e non raccontarsi. “Luca lo stesso“, rimasto bambino per guardare il mondo con gli occhi dell’innocenza portando con sé la voglia di essere libero di esprimersi, affidandosi al suo istinto.

Foto a cura di FotoSalsanoPress 

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