Draghi Merkel
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La prima volta in Parlamento di Draghi non è servita soltanto per ottenere la fiducia al suo governo, ma è stata anche una sorta di apprendistato sulle regole del “Palazzo”

Draghi dopo aver ottenuto l’ampia fiducia della Camera dei Deputati è a tutti gli effetti il Capo del Governo italiano. Inizia così il difficile mandato che Mattarella ha deciso di affidargli, un mandato che è una missione verso l’auspicabile uscita dalla crisi del Paese. Eppure, nonostante la sua grande esperienza europea, l’ex governatore della BCE non ha nascosto la sua ignoranza sulle regole scritte e non scritte del Parlamento. “Tutto interessante”, ha dichiarato. Come un osservatore di uno spettacolo che si trova per la prima volta ad entrare in scena senza un formale copione.

L’applauso mancato…

Ieri alla Camera Mario Draghi ha evitato di fare ciò che l’altro ieri stava per fare al Senato. Durante il dibattito a Palazzo Madama era accaduto infatti che il presidente del Consiglio avesse trovato di suo gradimento un intervento, e fosse sul punto di battere le mani per manifestare il suo consenso. Non si saprà mai chi fosse il senatore, è certo invece che sia stato Giancarlo Giorgetti a fermare il capo dell’esecutivo un istante prima che applaudisse. “Non lo fare, non si fa mai dai banchi del governo”, ha sussurrato al premier il ministro dello Sviluppo Economico che gli stava seduto a fianco.

…e la fuga desiderata

La prima volta in Parlamento di Draghi non è servita solo per ottenere la fiducia, è stata anche una sorta di apprendistato rapido rispetto alle regole del Palazzo. L’ altro ieri al Senato, mentre continuavano gli applausi al termine del suo discorso, il capo del governo aveva chiesto “ditemi quando mi posso sedere”. Ieri a Montecitorio gli hanno detto quando restare seduto. Infatti appena terminata la replica, il premier riteneva che il rito si fosse esaurito, aveva raccolto i suoi appunti e si accingeva a lasciare l’emiciclo. Appena Federico D’Incá ha intuito cosa stava per succedere, l’ha afferrato per la giacca. Un gesto impercettibile, che il titolare per i Rapporti con il Parlamento ha accompagnato con la spiegazione: “Presidente, deve restare ancora in Aula. Bisogna attendere le dichiarazioni di voto”.

Le regole del gioco: tra forma e sostanza

Nonostante le più o meno piccole gaffe, il neo Premier dimostra la sua innocente ignoranza di molti rituali formali del Parlamento. Le regole del “Palazzo” possono sembrare a volte inutili o persino paradossali ma ciò non toglie che debbano essere rispettate. Mario Draghi così sta pian piano metabolizzando l’insieme di norme che fino a qualche giorno fa con ragione ignorava. Sotto un punto di vista ottimistico questo atteggiamento che può sembrar quasi superficiale ci potrebbe far pensare che a Draghi non gli importa nulla delle formalità. Quello che vuole portare a casa è la sostanza dei provvedimenti e delle decisioni che serviranno per rilanciare il paese. E allora dobbiamo soltanto sperare che non saremo noi a dover trattenere quell’applauso un domani e che non sarà lui, a dover abbandonare in fretta e di soppiatto il ruolo così difficile che da oggi, ufficialmente, lo chiama all’azione.