Matteo Briga, nuovo rapper ad Amici?



Terzo banco rap ad Amici, Matteo Briga è il più televisivo fra tutti i concorrenti della quattoridicesima stagione. Da Moreno a La Home, Briga scrive meglio

Matteo Briga è tra i volti più televisivi di questa edizione di Amici. Romano, ventiseienne, si è presentato nella scuola di Mediaset come rapper. Non canta benissimo e rappa peggio ma, parafrasando il linguaggio televisivo dei talent, canta col guore. Grazie alle urla del pubblico in studio, gli applausi dei tutor di canto (eccessivo chiamarli professori) e la protezione da ogni possibile punizione è diventato il primo personaggio della trasmissione.

BrigaNon canta nessun pezzo di cantanti che hanno oltre i 35 anni, si rivolge ai tutor di danza di farsi gli affari propri perché non si occupano dei banchi di canto, dice che Adriano Celentano gli fa schifo. È lì per cantare le sue canzoni (bontà sua), ma questa terza presenza di un rappresentante del rap italiano denota due cose: la scarsa capacità di comporre un pezzo che sia rap (Moreno canta più jingle da supermercato che rappate) e la canzone fruibile e di facile presa. Danny La Home l’anno scorso (mandato da Fedez dalla De Filippi, senza ricevuta di ritorno) doveva essere il nuovo Moreno, ma così (per fortuna anche) non è stato. Era peggio.

Il rap ad Amici ha preso subito piede, ma non trova nessuna collocazione nei canoni standard del genere musicale. Anzi, con questo talent si è istituito un nuovo tipo di rap: quello de filippiano. Sembrano lontani gli anni in cui Fabri Fibra se la prendeva con la conduttrice di quattordici edizioni di Amici ed è stato subito pronto ad appoggiare nel serale Moreno Donadoni facendo un duetto. Dimostrazione del fatto di come anche le canzoni siano merci, e che spesso si rilasciano dichiarazione per far parlare di sé. E nient’altro. Tutto il resto è vendibile.

Matteo Briga (lo abbiamo abbandonato un attimo) dai locali romani è passato al programma di Canale 5 con canzoni d’amore, quasi sussurrate e recitate, diverse da quelle dei predecessori. Sono pezzi più sinceri, meno banali. Tutto ciò, però, che rimane è un preciso disegno di portare un certo tipo di rap in televisione. Quello buono, invece, dovete cercarvelo in mainstream o in buoni album musicali storici. E che non siano troppo sponsorizzati o passati in radio.

Al massimo negli scaffali Mediaworld troverete Moreno Donadoni e le sue canzoni da piano superiore, dove si trova il supermercato (nello stesso centro commerciale, dunque).

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