Double Indemnity: il noir secondo Billy Wilder

Double Indemnity

Double Indemnity: il noir secondo Billy Wilder

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Double Indemnity (La fiamma del peccato), è un film del 1944 diretto da Billy Wilder e interpretato da Fred MacMurray e Barbara Stanwyck. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di James Cain, appartiene al genere noir, così definito dalla critica francese alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La storia è quella di un assicuratore che in un qualsiasi giorno lavorativo s’imbatte in una donna affascinante e molto bella che ben presto lo sedurrà per poi convincerlo ad assassinare il marito, simulando un incidente mortale che permetterà a entrambi d’incassare il premio dell’assicurazione e, in questo caso particolare, la doppia indennità, come cita il titolo.

Il personaggio della Stanwyck è dunque quello della classica “femme fatale” uno dei simboli del genere noir; la donna che col suo fascino riesce a convincere l’uomo a fare qualunque cosa. I temi del film sono dunque: l’ossessione per il denaro e il desiderio sessuale. Il personaggio di MacMurray è l’esempio dell’uomo comune in conflitto con la società in cui è inserito. Questo tipo di personaggio sarebbe stato uno dei più frequenti nella filmografia di Wilder negli anni a venire, basti pensare a Sunset Boulevard (1950) e a The Apartment (1960) per citarne alcuni. Il conflitto con la società dipende da uno stato d’inadeguatezza costante che pone il personaggio in una condizione di passività nei confronti della vita, fino a quando non avviene quell’occasione che lo fa svegliare dal torpore. L’iniziale ingenuità di Walter Neff, il protagonista di questo film, viene infatti intaccata dalla conoscenza della donna del destino, la sensuale Phillys Dietrichson che gli propone un assassinio, il denaro e la fuga insieme. Da questo momento l’atteggiamento di Neff muterà in funzione di tutto ciò che potrà condurlo al proprio obiettivo.

Analizzando quelli che sono i caratteri di questo film esso presenta alcuni chiari simboli che lo connotano al genere noir e altri invece che lo rendono piuttosto originale.

Occorre innanzitutto sottolineare che Double Indemnity fu l’apripista del genere insieme a The Maltese Falcon di John Huston (1941). Il primo segno evidente che si tratta di un film noir è l’uso del bianco e nero e della luce che sottolineano le ombre, i toni scuri e le marcate differenze fra i due colori a segnare la contrapposizione fra bene e male. Inoltre, molto spesso nel film, come in molti altri dello stesso genere, vediamo che il personaggio viene avvolto dall’ombra e la sua figura è completamente in nero, oppure la luce che filtra dalle persiane alle finestre si riflette sulla figura del protagonista in tante righe. Le righe simbolicamente possono rappresentare le sbarre della prigione e, dunque, in qualche modo, il destino del protagonista.

Molto spesso nei suoi film Wilder risultava originale tanto da creare dei generi ibridi e anche se questo è uno dei pochi film dai tratti definiti, presenta delle caratteristiche proprie. Di solito nei noir sono i detective o i poliziotti a narrare la storia, in questo caso è il protagonista quindi il criminale a farlo, e il modo è anch’esso insolito.Double Indemnity

Il film inizia, infatti, con Walter Neff che entra nella compagnia di assicurazioni, zoppicando e di spalle rispetto alla mdp. Lo riceve l’usciere che lo accompagna in ascensore al piano del suo ufficio. Una volta giunto qui Neff si siede alla scrivania e si toglie la giacca. È a questo punto che noi spettatori riusciamo a vederlo bene in primo piano: è sudato e la sua spalla sinistra sanguina.

A questo punto lo vediamo accendere un registratore e parlare al microfono, ed è qui che comincia la narrazione. A raccontarci la storia è, dunque, lo stesso assassino che fin dal primo momento ci svela il misfatto e procede a ritroso per farci sapere come sono andati i fatti.

Di solito i film di genere noir o gialli non procedevano con un flashback, che i questo caso risulta essere l’elemento di originalità del film.

Ma questo non è l’unico elemento di originalità che Wilder inserisce nel film, si può prendere la fotografia per esempio che è ispirata ai cinegiornali, perché tutto doveva sembrare vero come le riprese di un telegiornale. Non si doveva lasciare spazio alla finzione cinematografica.

In un’intervista a Cameron Crowe, più tardi, Wilder avrebbe affermato che il modello cinematografico di riferimento per Double Indemnity fu M, il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang. E come in questo film, per arrivare alla verità ci si aggrappa ai fatti. La fotografia pertanto è diretta, senza fronzoli.

Il film è pieno di suspense e colpi di scena, nonostante sappiamo fin dall’inizio chi è l’assassino. Ma quello che conta in un film di genere noir non è tanto scoprire l’assassino, come normalmente accade nei gialli, ma piuttosto scoprire i tormenti dei personaggi, il lato oscuro dell’animo umano che conduce spesso verso storie torbide.

Una delle scene migliori di tutto il film è proprio quella dell’assassinio attraverso la quale possiamo notare una delle caratteristiche della regia di Billy Wilder: alludere piuttosto che mostrare. Come insegnava il suo maestro Ernst Lubitsch le scene migliori sono quelle che avvengono dietro una porta chiusa, quelle che lo spettatore può immaginare e come suscitare l’immaginazione del pubblico in questo caso?

Semplicemente concentrandosi sul volto della femme fatale mentre il marito viene soffocato da Neff. Noi, infatti, non vediamo mai il nostro anti-eroe afferrare la vittima per il collo e ucciderla, nel momento in cui deve avvenire il fatto, il regista concentra la mdp sul volto di lei e noi possiamo immaginare quello che sta accadendo dalle espressioni di Phillys che a un certo punto ha un guizzo nello sguardo che rasenta il godimento sessuale.

Il film è pertanto uno dei massimi capolavori del genere e non si può prescindere dalla visione di questa pellicola che, non solo aprì la strada a un genere molto apprezzato, ma determinò anche il caratterizzarsi di uno stile inconfondibile, di un tocco che sarebbe stato sempre e solo di Billy Wilder.

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