Megabus

Abbiamo viaggiato con Megabus: il pullman che promette viaggi low cost tra le principali città d’Italia. Leggi com’è andata

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Oggi la parola che più attira soldi è: “low cost”, prezzi bassi per case in riva al mare, cibo biologico nei fast food e viaggi lunghi, lunghissimi, a solo 1€. La nonna oltre a pagare la cena romantica, per il nipote al McDonald’s, da oggi potrà permettersi di regalargli anche un bel viaggio. Dopo Ryanair, si può ancora risparmiare stando con i piedi per terra, a questo ci ha pensato Megabus: il servizio di pullman low cost della scozzese Stagecoach Group, con un investimento di 11 miliardi di euro, che ha messo ruote in Italia il 24 giugno scorso, registrando un boom di 30 mila biglietti venduti. I pullman per ora sono 23 che, 7 giorni su 7, collegano 13 diverse città italiane con biglietti a partire da 1 euro fino ad un massimo di 15, a cui bisogna aggiungere 50 centesimi come costo di prenotazione; il prezzo varia a seconda del giorno, chi arriva prima meglio alloggia.

Molti sono stati i giornali che in questi giorni hanno parlato positivamente di Megabus: i pullman  possono trasportare fino a 87 passeggeri, compresi disabili, sono dotati di connessione wi-fi gratuita e prese elettriche, aria condizionata e ovviamente la toilette. Ogni passeggero può portare con sé 25 kg di bagaglio. Il servizio collegherà per il momento 13 città, in prevalenza nel Centro-nord. Per la precisione Roma, Milano, Firenze, Venezia, Napoli, Torino, Bologna, Verona, Padova, Siena, Genova, La Spezia (Sarzana) e Pisa. Per ora i biglietti sono acquistabili solo sul sito Megabus, ma presto, sarà possibile acquistare i titoli di viaggio, con un anticipo massimo di 60 giorni nelle biglietterie delle stazioni di sosta.

Ma perché i biglietti costano così poco? Questa è una delle tante domande che vari passeggeri “coraggiosi” si sono posti prima e durante il viaggio.  Gli autisti avranno la patente? Ci toccherà spingere il pullman sull’A1? Anche voi avete preso i biglietti senza sapere se poi sareste partiti o no? Tanto per così poco valeva la pena bloccarli.

megabusIl mio Megabus è stato puntuale, alle 2:10 è arrivato in piazzale Mazzoni, Roma, e alle 2:11 è ripartito. Due erano gli autisti a bordo, come prescritto dalla legge, che chiacchieravano, restando vigili, dello stipendio appena ricevuto, ma attenzione, Megabus non paga i propri dipendenti ogni settimana, quest’evento avviene solo a fine mese. Il conducente mi ha spiegato che ha lasciato l’agenzia di trasporti Sita, così come tanti altri suoi colleghi stremati per i troppi contratti a tempo determinato, per un contratto a tempo indeterminato con la compagnia scozzese, e che quest’ultima ha subito provveduto all’erogazione dello stipendio con qualche errore di valuta, in difetto. A metà viaggio, mentre cercavo inutilmente un presa elettrica che resuscitasse il mio Smartphone, “l’autista di compagnia” si è seduto dietro al passeggero cinese disteso sui sedili, sprovvisto di scarpe e calzini, ed ha iniziato a russare, a quel punto anche il mio Samsung, senza batteria e wi-fy, è morto. I pullman di Megabus sono a due piani, pulitissimi e nuovi di pacca: ma sono scomodi come ogni altro pullman se uno ha intenzione di dormire. In ogni bus ci sono ben 13 telecamere, controllate dalla sede principale per “evitare” o registrare attacchi terroristici jihadisti o colpi di machete.

La corsa è stata tranquilla, con arrivo alla stazione di Napoli in anticipo. La mia attività giornalistica si è ridotta soprattutto a quella di collaudare la tappezzeria dei sedili, grazie all’ora notturna e alla tranquillità psicologica datami dal conducente, dopo avermi spiegato che tutti gli autobus Megabus sono dotati di un sistema innovativo, di radar e di sensori che agiscono in qualità di secondi piloti intervenendo fino a sterzare automaticamente o percorrendo altri 100 metri autonomamente in caso di colpo di sonno o malore da parte dell’autista.

Il costo delle corse è al momento fuori mercato, ma i prezzi dei biglietti saliranno finita la fase di lancio, promettendo di restare parecchio più bassi di quelli della concorrenza.

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