de micheli, coronavirus Ministero Della Transizione Ecologica
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Il nuovo Ministero della Transizione Ecologica erediterà le politiche del MISE. Resta, però, lontano dal Superministero evocato da Grillo

Il Ministero della Transizione Ecologica comincia a diventare realtà. È una delle novità introdotte dal Governo Draghi, fortemente sponsorizzata da Grillo e dai 5 Stelle. Ed è stato uno degli argomenti del pre-Consiglio dei Ministri di oggi, improntato proprio sul riordino delle attribuzioni ai Ministeri. La sigla del nuovo Ministero sarà MITE, e come sappiamo alla sua guida c’è Roberto Cingolani. Stando alle poche notizie trapelate, al Ministero della Transizione Ecologica dovrebbe ereditare le politiche energetiche dal MISE, al quale però rimangono le competenze in materia di liberalizzazione e concorrenza dei mercati e sicurezza degli approvvigionamenti di energia.

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Tradotto, al MITE andrebbero le competenze in materia di rinnovabili, decarbonizzazione, efficienza energetica. Ma anche la mobilità sostenibile, il piano nazionale idrogeno, il decommissioning nucleare e la transizione green della produzione di idrocarburi. In questo modo, Cingolani avrebbe responsabilità su tutte le politiche energetiche attive e le relative dotazioni economiche. Mentre rimarrebbero in capo al MISE, e cioè a Giorgetti, le competenze per regolamentare la sicurezza e la tutela del mercato nazionale, specialmente per evitare fenomeni di deinsdustrializzazione e delocalizzazione in settori considerati strategici. Su 19 funzionari, più 2 direttori generali, ben 15 dovrebbero passare al Ministero della Transizione Ecologica. Sotto la vigilanza del MITE passeranno anche l’ENEA, il GSE la SOGIN.

Cingolani sarebbe molto preoccupato per il compito che gli tocca

L’ex direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia ed ex direttore della divisione ricerca e tecnologia della Leonardo sarebbe abbastanza preoccupato dal suo nuovo incarico. Il Ministero della Transizione Ecologica è stato fortemente voluto dai 5 Stelle che fino all’ultimo hanno cercato di piazzare una persona di loro fiducia alla sua guida. E che adesso faranno di tutto per far sentire il fiato sul collo al neo-Ministro, dato che la transizione verde pesa per ben il 37% sul Recovery Plan. La riorganizzazione del MITE non sarà cosa facile, ma il trasferimento di competenze e personale al nuovo Ministero già causa numerose resistenze e attriti.

Lo stesso Giorgetti ha faticato non poco per ottenere che restassero al MISE le competenze per le telecomunicazioni, impedendo così che il 5G e la Rete Unica finissero al Ministero dell’Innovazione Tecnologica. Ma è indubbio che il MISE esce fortemente ridimensionato, perdendo sia competenze che enti posti sotto la sua vigilanza. E poi c’è il nodo mobilità sostenibile, che tecnicamente è ancora di competenza del Ministero delle Infrastrutture. Cingolani sarebbe contrario a caricarsi sul groppone anche questo tema. Che tra l’altro assorbirà 10 miliardi del Recovery Plan.

In tutto questo marasma, sarà fondamentale la mediazione di Mario Draghi, dal momento che più che le singole attribuzioni ministeriali, a fare la differenza sarà la collaborazione tra questi ultimi per gestire al meglio i progetti del Recovery.

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