Morto Babbo Natale, viva Babbo Natale

“Morto Babbo Natale”. Ebbene sì, il nostro giornale ZerOttoNove (ZON), è stato il primo a diffondere la ferale notizia

È stata la vocina affranta di uno dei folletti a telefonarci in redazione. Poiché però, in quel momento, vi ero presente solo io, il direttore  ha dovuto abbozzare: meglio un giornalista di mezza tacca sul locus commissi delicti, che il rischio di lasciarci soffiare lo scoop (e che scoop!) della morte di Babbo Natale.

Appuntamento a mezzanotte in punto sul tetto della biblioteca dell’Università.

Si materializza, ad una decina di metri dal mio naso rigorosamente all’insù, una slitta immensa, trainata da una messe di renne. A guidarla il folletto che, non appena mi invita a salire per la scala di luce e polvere di stelle srotolata fino ai miei piedi, riconosco essere la mia fonte.

Mi si bendano gli occhi.

In un tempo che non so quantificare, mi sorprendo seduto, finalmente con gli occhi liberi, davanti ad un pantagruelico camino. In mano, una tazza di cioccolata calda.

Il folletto abbacchiato, dopo aver tentato di sedare la disperazione della Befana, mi si siede di fronte.

Mi dice che può parlarmi solo per cinque minuti: il tempo necessario, cioè, per evitare di corrompere la sua natura di fiaba. Così dicendo, mi pone in grembo un pacco di libri avvolti in carta da spedizione.

<Quando il dolce Babbo Natale – spiega il folletto ancora provato – si è reso conto che Amazon “spedisce” più velocemente di noi, non c’è l’ha fatta.>

Lo guardo ammammaloccuto.

BABBO NATALE1

Il folletto si soffia il naso e riprende:<Ovviamente non è solo per questo che ha deciso di farla finita. E prima ci si mettono i Natale a mezze maniche; poi i regali sempre più stupidi richiesti dai bambini; ancora le stufe a pellet che soppiantano i camini; infine, le continue interferenze, coi nostri voli, di aeroplani, satelliti vari, e cianfrusaglie volanti>.

Lo osservo insoddisfatto.

<Però, – ammette, riuscendo a sorridere per un breve istante – forse i tuoi colleghi di giornale ti sottovalutano. Ebbene, – confessa ora intristito non più soltanto dalla morte del suo capo – il motivo principale che ha indotto Babbo Natale a togliersi la vita, è che nessun bambino desidera più davvero qualcosa. Ogni desiderio, – spiega immalinconito – si nutre dell’attesa. Nel momento in cui tra la voglia della strenna e il suo ottenimento non vi è alcun lasso di tempo, la felicità è dimidiata. La verità – e il suo sguardo penetra il mio – è che il desiderio è morto. Gli occhi dei bambini non invocano più la venuta di Babbo Natale. Ed è per questo che….morto Babbo Natale, – esplode in un repentino, quanto inspiegabile, urlo di gioia – viva Babbo Natale! Da questo momento in poi, – e il rintocco tonitruante di un pendolo dal Paese di molto lontano mi fa sobbalzare – amico caro, Babbo Natale sarà morto per i bimbi opulenti d’Occidente. Sarà, invece, vivo, vivissimo, per quei piccoletti che ancora hanno voglia di appendere lo sguardo alla gruccia della sua scia luminosa, nell’attesa cullata per un anno intero>.

Non c’è tempo per capire. Uno smilzo Babbo Natale, con le guance lisce come il popò di un bambino,  mi si materializza davanti.

<Non ho spazio per i vostri eccessi: – mi dice nell’atto di accarezzare una pancia che non c’è più – il mio impegno, la mia opera, saranno rivolti solo a chi ha ancora, nel cuore e nel fisico, qualche mancanza da colmare>.

Mi sorprendo a svegliarmi.

Sono davanti al monitor del pc in compagnia della birra a triplo malto, per fegati allevati a vodka e whisky, che non è riuscita ad allontanare l’abbiocco.

Deluso per l’inganno onirico, apro il balcone e guardo in su.

Una cometa iridescente, lunga quanto l’attesa di un desiderio, si sposta verso il Sud del mondo.

Buon Natale!