Il Natale in bianco e nero di Mauro Corona



mauro corona

Il nuovo romanzo di Mauro Corona Favola in bianco e nero evidenzia, attraverso i suoi due bambini Gesù, tutte le virtù ed i vizi degli uomini. Lo scrittore di Erto ancora una volta riesce, attraverso un linguaggio semplice ed un messaggio molto diretto, a descrivere l’ipocrisia dell’uomo attraverso la sua “favola cattiva” di Natale

Cosa accadrebbe se la notte di Natale si presentassero, nei presepi di tutto il mondo, non uno ma due bambini Gesù, di cui uno di colore bianco e uno di colore nero? È proprio questa la domanda che si pone lo scrittore, originario di Erto (PN), Mauro Corona (già Premio Bancarella nel 2011 con “La fine del mondo storto“) nel suo nuovo romanzo “Favola in bianco e nero”.

Il romanzo dello scrittore friuliano si presenta come un seguito del precedente “Una lacrima color turchese “ (in cui Corona ipotizza la fuga del bambinello dai presepi data la sua indignazione per un mondo in caduta libera) e pone, come questo, al centro dell’attenzione due temi molto cari alla quotidianetà: l’immigrazione e l’integrazione.

Partendo dalla comparsa dei due bambinelli, “Favola in bianco e nero” mette in evidenza tutto il bene, e soprattutto il “male”, presente in maniera intrinseca nell’animo italiano.

La presenza di un Gesù bambino nero, infatti, è la causa scatenante della vera personalità “degli uomini” che, nonostante si mostrino sempre più rispettosi ed accoglienti (almeno in apparenza), tendono a far prevalere quel “razzismo intrinseco” nascosto ai più solo per quieto vivere.

“Non sono razzista, ma…” o “Bisogna rispettare la tradizione…” (con riferimento al Gesù bambino bianco), divenute frasi purtroppo comuni nel linguaggio giornaliero, rappresentano solamente una parte delle affermazioni che caratterizzano gli uomini, in apparenza giusti ma nel profondo avidi e falsi perbenisti.

La vicenda narrata dallo scrittore “sui generis” friulano, però, non si limita ad evidenziare l’ipocrisia natalizia e il falso perbenismo degli italiani ma investe praticamente tutte le catogorie presenti, coinvolgendole attraverso la vera e propria “realizzazione” della scena.

Vescovi, politici, filosofi e perfino Capi di Stato sono protagonisti della vicenda attraverso i dibattiti alla TV (Corona per rendere ancora più realistica la scena immagina dirette sul tema di programmi esistenti quali “Ballarò”, “Di Martedì” ec…) e riunioni fra grandi della terra che stabiliscono le sorti del mondo in un’incontro fra loro.

Pur essendo una “favola cattiva” (come affermato dallo stesso Corona), il romanzo non manca dell’atteso lieto fine, in cui un uomo bianco ed uno nero (identificati dallo scrittore, anche senza mai chiamarli per nome, nel Papa e nel Presidente USA) riescono a trovare il “bandolo della matassa” (garantendo di fatto la pace fra i popoli) e a dimostrare come “un bianco ed un nero possono fare grandi cose insieme”.

“Finché si innalzano muri, si stendono rotoli di filo spianto, si ferma la povera gente con idranti e lacrimogeni, si guarda al colore della pelle, a credi dogmi e fedi, la pace può essere raggiunta ma non dura” (Favola in bianco e nero, Mauro Corona)

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