olimpiadi

Le olimpiadi tornano ad infuocare l’arena politica nazionale ed internazionale. Guardando, però, alle ultime quattro edizioni (con un occhio alle edizioni invernali di Torino) è possibile notare tutte le “falle” di un sistema che tende ad “uccidere” definitivamente l’economia nazionale

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Lo sport da sempre è considerato una vera e propria “arma di distrazione di massa”.

Negli anni, eventi quali olimpiadi, mondiali ed europei sono stati “sfruttati” sia dal punto di vista politico (come ad esempio successe in Argentina durante i mondiali del 1978) che dal punto di vista pubblicitario (come accaduto con le ultime due edizione dei mondiali di calcio e come, sicuramente, accadrà con quelli in Russia e Qatar).

Uno degli argomenti più in voga negli ultimi giorni, anche in Italia con la campagna elettorale di Roma, è quello delle Olimpiadi che, in vista della manifestazione brasiliana di agosto, dovrebbero rappresentare un “volano” per la città ospitante e per l’intera economia nazionale.

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In realtà, come già verificato con gli europei di calcio francesi (in cui è stata riscontrata un’esclusiva utilità per l’Uefa in grado, con l’evento, di appianare i propri debiti) e con le tragiche notizie che giungono da Rio de Janeiro (successive al disastro economico dei mondiali di calcio dello scorso anno), i giochi olimpici stanno mostrando esclusivamente la loro “forza devastante” per spazzare definitivamente l’equilibrio economico “locale”.

Le ultime quattro edizioni

Infatti, considerando le ultime quattro edizioni delle olimpiadi estive, è possibile osservare dei dati che invece di permettere il “salto di qualità” attraverso lo sviluppo, consentono di agevolare esclusivamente “taluni” e far sprofondare nei debiti “altri” (la maggioranza della popolazione).

Da questo punto di vista è possibile evidenziare due punti specifici riscontrabili nelle strutture (e nella loro sorte dopo l’evento) e nei bilanci delle olimpiadi stesse.

Per quanto riguarda il primo punto, escludendo le strutture calcistiche, la possibilità di ritrovarsi con impianti abbandonati è più che una realtà.

Partendo dal presupposto chiave che va a smentire le promesse secondo cui i “nuovi impianti” garantirebbero lavoro e sviluppo cittadino, è possibile individuare più di un caso in cui le “fatiscenti” strutture sono risultate solo “meteore” dell’urbanistica sportiva nazionale.

In questa situazione, la costruzione di impianti in zone più che periferiche, ha porta inevitabilmente ad un abbandono degli stessi impianti e ad un’inutilità di quanto costruito per gli anni successivi (Torino, con le olimpiadi invernali, e Monaco, con quelle estive del ’72, sono una chiara testimonianza di ciò) facendo crollare anche l’intero impianto di sviluppo “ideato” all’interno delle strutture (centri commerciali, store ufficiali ecc…).

Per il secondo punto, invece, grazie ad una ricerca del fattoquotidiano.it è stato possibile esternare i “brillanti” bilanci delle ultime quattro edizioni dei giochi estivi.

Dal 2000, a Sidney, fino al 2012 di Londra i costi della manifestazioni sono raddoppiati se non addirittura aumentati di 179 volte (come nelle edizioni di Pechino e della stessa Londra).

In pratica, partendo dal binomio “bassa spesa/alta resa” con cui vengono presentati alla popolazione, i giochi olimpici divengono in poco tempo una “mannaia” non solo per la comunità ospitante ma anche per l’intera nazione che si ritrova a fare i conti con le eccedenze di costi.

Quando l’importante non è “solo” partecipare, date le gravi conseguenze sulle “tasche” della popolazione”, le olimpiadi si trasformano esclusivamente in uno “scatto da centometrista” per evitare il colpo di grazia ad un’intera nazione.

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