Inarritu Oscar 2015
Oscar 2015 - Alejandro Inarritu

Gli Oscar 2015, come ogni anno, hanno creato grande attesa. Cosa ha portato l’87esima edizione? E Birdman, di quale cinema parla?

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Gli Oscar 2015 hanno preso forma. Le aspettative non sono state deluse del tutto. Fino alla fine i tre film davvero in gara erano Birdman, Boyhood e Grand Budapest Hotel. Ogni film ha creato qualcosa di nuovo, rilanciato un’estetica, omaggiato l’arte del cinema. La vita è al centro di queste opere straordinarie. Pensiamo anche ai due biopic in concorso, The Imitation Game e La teoria del tutto, senza tralasciare la ripresa dell’eroismo americano in American Sniper di Clint Eatwood, mettendo in scena lo sguardo di chi la guerra la vive da vicino, dall’interno.

Inarritu Oscar 2015
Oscar 2015 – Alejandro Inarritu

Realizzare un buon film oggi, in particolare a Hollywood, risulta piuttosto complicato. Il pubblicato è cambiato così come la tecnologia, portando ad una nuova formula domanda/offerta. Le grandi capacità, sia sul piano estetico che di contenuti, si consuma nelle maestose serieTv, spesso nate in America, creando un pubblico nuovo, più casalingo e affezionato al suo televisore, magari in altissima definizione.

Le candidature all’Oscar rappresentano, anche, la vetrina che permette di buttare lo sguardo nella produzione cinematografica a livello internazionale, dove Hollywood gioca il ruolo da vera protagonista. In questa lunga organizzazione il cinema deve dimostrare di tramandare la tradizione; ma con le tecniche più originali, con una solida e inedita scrittura, in un’estetica sempre tanto condivisa quanto sperimentale, negli occhi e sul corpo dei migliori interpreti, magari tutto dentro una colonna sonora che caratterizza i personaggi, arricchisce di emozioni e nuovi significati le immagini che “devono” conquistarci.

L’Oscar a Birdman come Miglior film rappresenta un’importante conquista del cinema, perché è stato premiato uno degli autori più profondi e sensibili del cinema contemporaneo; Alejandro Iñárritu, il regista che si è chiesto cosa rimane in quei 21 grammi dell’anima dopo la morte del corpo, che ha riflettuto sulla tragica incomunicabilità nel mondo ritornando all’archetipo, ossia alla torre di Babele, e oggi? Birdman invece, si spinge oltre, e analizza la condizione umana all’interno della macchina dell’industria dello spettacolo, dove l’umanità è messa continuamente in discussione.

Oscar 2015
Oscar 2015 – Grand Budapest Hotel

Il limite tra rappresentazione ed essenza, tema spesso argomento del cinema e delle altre arti, diventa in Birdman un viaggio dentro le psicologie devastate e manipolate dall’arte della finzione; eppure quanta vita si consuma dentro quei teatri, oltre quelle battute, dietro quei personaggi, oltre quei camerini! Iñárritu conquista gli Oscar distruggendo tutto il mondo ovattato della Hollywood perbene, dentro cui si cammina in piani – sequenza allucinatori e deprimenti. Critica il sistema ma crea, davanti i nostri occhi, pezzi di cinema memorabili. Se Hollywood non fa altro che imitare, citare, tornare e ritornare sul fumetto, allora vuol dire che la crisi dei contenuti è evidente. In questo mondo costruito per continuare a produrre solo per abitudine, lo sguardo esterno di Iñárritu è la visione critica di un’arte in cui crede, perché figlio di un contesto, come il Messico, dove la forza della denuncia e l’attaccamento alla vita rappresentano un dovere morale.

Non solo Birdman però ha conquistato la giuria agli Oscar, ma anche Boyhood e Grand Budapest Hotel hanno portato qualcosa di “grande” nel cinema degli ultimi anni. Ancora due approcci al cinema, che riprendono qualcosa della tradizione, eppure portano una rinascita della settima arte. Boyhood, un esperimento della durata di 12 anni, per riprendere la vita del protagonista nella sua crescita. Tra il Neorealismo e Dziga Vertov, tra l’ossessione del dettaglio quotidiano e la ripresa come cattura del tempo che scorre, tra un cinema realistico e un cinema dimensione temporale. Boyhood parla della vita riprendendola così come va.

Oscar 2015
Oscar 2015 – Boyhood

Grand Budapest Hotel, che ottiene quattro premi Oscar, è invece l’anima magica del cinema. La magia si dispiega attraverso componenti come i colori, in un connubio tra densità e leggerezza, così come la vita. Personaggi che entrano ed escono, inseriti in luoghi fiabeschi e irreali; eppure la fiaba ha un valore didascalico: dice qualcosa delle dinamiche della vita tramandando culture e civiltà. Wes Anderson dipinge la sua immaginazione e regala un momento di speranza agli spettatori, conquista gli Academy per il suo potere ancestrale contenuto nella nostra memoria infantile della fiaba, come primo strumento che ci mette in contatto con le forze della vita.

Birdman, Boyhood e Grand Budapest Hotel iscrivono nelle loro opere il senso del fare cinema, che invece sembra essersi trasformato in uno stato gassoso che poi si solidifica in varie forme. Forse è vero che il futuro del cinema è la sua dislocazione in altre forme, ma è ancora più vero che fare esperienza di un buon film dimostra le potenzialità della settima arte come interprete privilegiato dell’uomo e della realtà.

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Oscar 2015 – Birdman

Birdman scardina la forma dello spettacolo per rivelarne l’anima: quando Keaton spicca il volo si costruisce quel patto tra autore e spettatore che s’instaura tutte le volte che si racconta una storia. L’inganno che parla della verità, l’inganno che alimenta l’immaginazione e la magia. La narrazione invece, quella pratica che cattura tanti elementi della realtà per organizzare un discorso nuovo, giustifica tutto l’universo creato da Anderson. Stupore, magia: cinema che porta l’altra dimensione dell’uomo, che è la sfera onirica e creativa.

Gli Oscar 2015 rilanciano il cinema che stava affondando, perché è nella consapevolezza del mezzo che si usa la possibilità di creare un’opera d’arte. Grazie a Iñárritu per averci parlato dello spettacolo in maniera diretta e poetica. Grazie a Linklater per la dedizione dedicata al tempo. Grazie ad Anderson per aver colorato questo triste mondo e averci regalato i ricordi più belli della nostra vita: l’infanzia.

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