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La caccia all’erede di Zingaretti, nel Partito Democratico, è aperta. E le possibilità portano tutte quante e convergono verso un solo nome

Quella del Partito Democratico è ovviamente una situazione da chiarire al più presto. Il termine del Conte Bis ha segnato, di fatto, anche il termine dell’era Zingaretti alla guida del partito. C’è aria di crisi, aria di “franchi tiratori” all’interno dello stesso partito, che ora si comportano come se il PD fosse diventato effettivamente una polveriera in grado di esplodere da un momento all’altro. Però, di fatto, ancora nulla è successo, e l’attesa diventa trepidante. Si fanno nomi, si preannuncia un cambiamento molto importante ma alla fine, di fatto, non c’è nessuna conferma.

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Le ipotesi sono sicuramente molteplici, e tutte quante plausibili. L’idea di affidare, attualmente, la reggenza della segreteria a Valentina Cuppi, presidente del partito, può sicuramente significare più di un semplice “passaggio”. Innanzitutto, c’è chi ci può tranquillamente leggere un tentativo, da parte del PD, di rispondere a tutte quelle critiche che bollavano il partito come “maschilista” e “con poca attenzione alle donne”. Quindi, a questo punto, si potrebbe tranquillamente chiarire il discorso legato anche agli attacchi che sono stati ricevuti più volte durante quest’ultimo periodo.

Il problema, semmai, arriva ora. Ovvero, ora che si dovrà capire come procedere senza Zingaretti. Il Partito Democratico sembra però compatto, mai come in questo caso, su un nome singolo. E quel nome corrisponde ad Enrico Letta. L’ex politico, reso famoso più che altro dal famigerato “Enrico, stai sereno” di Matteo Renzi, non è più in politica ormai proprio dal lontano 2014, quando il senatore di Rignano gli soffiò, di fatto, il partito da sotto il naso. Ed ecco perché, giunti a questo punto, può essere proprio lui l’uomo giusto su cui puntare per la rinascita.

Un leader

La scelta, quindi, potrebbe effettivamente ricadere su Enrico Letta come probabile prossimo segretario del Partito Democratico. Ovviamente, sono solamente supposizioni, ma il profilo è ampiamente papabile. L’esigenza del PD è quella di ripartire da un profilo autorevole, che sia assolutamente non solo credibile, ma anche pienamente in grado di gestire le anime e le correnti opposte dell’organizzazione. Nel caso di Letta, si ripartirebbe un esteso riconoscimento internazionale e sarebbe da tempo slegato dalle correnti interne del partito. Sembra che lui subito abbia detto di no, e che si sia poi convinto perlomeno a considerare l’ipotesi.

Zingaretti sarebbe, tra l’altro, tra i più convinti sostenitori della sua candidatura, mentre altre correnti sembrano insoddisfatte ma senza molti margini per opporsi davvero a questa ipotesi. Il partito è ampiamente disorientato, soprattutto dopo le dimissioni segnate da Zingaretti. Avere una guida da cui ripartire, un uomo su cui fare fronte comune potrebbe essere la mossa giusta. D’altronde, però, questo segnerebbe un notevole scarto con la classica “scelta” a cui il PD ha abituato con le primarie. Il Partito Democratico non è mai stato in grado di scegliere il suo esponente massimo in modo autonomo senza consultare tutti i suoi iscritti. Pertanto, questa scelta andrebbe assolutamente contro la linea classica del partito, che prevede il voto.

D’altronde, potrebbe profilarsi una nuova strada da perseguire. Eleggere Letta potrebbe essere la strada migliore, da parte del PD, per ripartire e sperare in un futuro che possa preservare quanto di buono fatto nella gestione Zingaretti. Le mine da disinnescare, però, sono molteplici.

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