Piano UE: blocco navale per chiudere la rotta libica, la missione navale Sofia e il piano B



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Insieme per chiudere la rotta libica. Il triangolo UE, Malta, Italia e l’alternativa in caso di fallimento

Per la prima volta l‘UE decide di operare di concerto con i governi di Malta e Italia per porre un argine al fenomeno del trasporto dei migranti in mare che partono dalla Libia, attraversano Malta e giungono in Italia.

I migranti che salpano dalle coste libiche verso i Paesi dell’Europa meridionale rappresentano il 90% del totale, con il 2016 che detiene il triste primato di un incremento del 18% rispetto all’anno precedente.

L’auspicata chiusura della rotta libica dovrebbe concretizzarsi dopo la teorizzazione del piano di mandare navi europee a combattere i trafficanti in acque libiche o di formare un blocco navale (“line of protection”) gestito da Tripoli davanti ai porti e alle spiagge dai quali gli sfruttatori fanno partire i barconi, cioè“fare la differenza in vista della primavera e dell’estate 2017”.

L’iniziativa europea vede schierato in prima linea il governo di Malta con il premier Joseph Muscat, detentore della presidenza di turno dell’Unione, sostenuto da Angela Merkel, e dal governo Gentiloni, che nella versione attuale della bozza chiede ai leader di estendere Sofia, una missione navale europea nel Canale di Sicilia, alle acque territoriali libiche.

Il nuovo piano sarà discusso nella settimana dedicata ai migranti a cominciare da oggi con la Commissione europea che approverà il nuovo piano sulla “Migrazione nella rotta del Mediterraneo centrale”.

Il progetto non può tuttavia essere attuato senza il consenso e l’azione del governo libico, guidato da Al Sarraj, ecco perché la UE ha elaborato un’alternativa, nel caso in cui il piano di contrasto al traffico di essere umani dovesse fallire.

Al Sarraj nelle intenzioni dell’Unione Europea dovrebbe autorizzare le navi europee ad entrare nelle acque territoriali libiche.

In alternativa all’azione di contrasto operata dalla UE e dal governo libico ci sarebbe, in caso di assenza, la creazione di una line of protection, un blocco navale creato dai libici per impedire ai trafficanti di partire dai porti che affacciano sull’Italia e su Malta.

Altro aspetto contemplato dai leader europei è la verifica delle soglie di legalità delle ONG che operano nel settore di sbarco dei migranti, al confine con le acque territoriali libiche.

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