Mezzo secolo di Nike, il “baffo” più famoso della storia oggi compie gli anni



Il 25 Gennaio 1967 nell’Oregon viene fondata ufficialmente la Nike che oggi compie 50 anni. Mezzo secolo di fatturati e contratti miliardari creati dal bagagliaio di un’automobile

Philip Knight. Un nome come tanti altri che per molti non significherà nulla, ma che figura stabilmente nella classifica Forbes, relativa agli uomini più ricchi del pianeta, da tantissimi anni grazie al suo patrimonio che oscilla sui 24 miliardi di dollari circa. Il motivo di tale successo sta in quattro lettere: Nike. Un altro nome ancora più semplice, secco e quasi orientale, affiancato da un logo altrettanto immediato e forse banale chiamato “swoosh” o più comunemente “baffo”.

Scelto con l’idea di fare da ponte tra il passato ed il futuro, perché nella mitologia greca l’omonima dea da cui è tratto simboleggiava la vittoria, questo appellativo è stato estrapolato da una miriade di proposte vagliate all’alba del 25 Gennaio 1967, il giorno in cui sbarca ufficialmente sul mercato internazionale la Nike. Inc.  

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La sede principale dell’azienda nell’Oregon

A dispetto di quanto si possa credere, però, la genesi di quello che oggi è un vero è proprio colosso mondiale nella vendita di abbigliamento sportivo è stata ben più lunga e complicata di quanto si crede. Come accade spesso in questi casi tutto si è sviluppato a partire da un’idea ambiziosa e a tratti folle: importare dal Giappone scarpe da atletica economiche ma di ottima qualità per poi rivenderle negli Stati Uniti. Era questo il progetto sostenuto dal Mr Knight accennato sopra che, già a partire dal 1963 e fresco di una laurea in Economia, chiese un prestito al padre di pochi dollari ed impiegò tutti i suoi sforzi per cercare di realizzare il suo sogno.

L’azienda nipponica scelta per l’importazione era la Blue Ribbon, che all’epoca lavora con l’altra giapponese Onitsuka Tiger divenuta poi Asics, mentre il primo punto vendita ufficiale di quella che poi sarà la Nike vera e propria era il bagagliaio dell’auto di Knight, una Plymouth Valiant. Il binomio per quanto assurdo e strampalato potesse sembrare, funzionò e già nel primo anno di attività  Knight arrivò ad incassare circa ottomila dollari. Questa cifra iniziò a lievitare ulteriormente negli anni successivi attirando l’attenzione di altri soggetti, come l’allenatore Bill Bowerman o l’ideatore del nome Nike Jeff Johnson, che iniziarono a condividere e sostenere in prima persona il progetto. La svolta arrivò proprio agli esordi del 1967 quando i sacrifici e la follia di Phil furono degnamente ricompensati con la creazione definitiva del marchio Nike.

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Da quel gennaio di 50 anni fa l’ascesa dell’azienda è stata assurda e a tratti strabilante in quanto, partendo dal semplice ambito sportivo statunitense, essa è arrivata a conquistare qualsiasi altro settore mondiale diventando una vera e propria icona con fatturati che superano i 30 miliardi di dollari l’anno. Oggi la Nike produce qualsiasi articolo inerente al settore dell’abbigliamento, e nel corso di questi anni è entrata a gamba tesa nel settore delle sponsorizzazioni di eventi mondiali inerenti il calcio o il basket, dettandone le mode e influenzandone i tempi.

Per comprendere la potenza e la vastità del fenomeno, è necessario pensare che chiunque almeno una volta nella sua vita ha indossato un paio di scarpe o una felpa griffata dal famosissimo “swoosh”. Lo ha fatto per il calcetto con gli amici, per il running, la palestra o anche per il tempo libero. Dalle Nike Cortez, nate come scarpe da corsa e poi adattate al tempo libero, alle ben più note “Silver”, ispirate ad un treno futuristico giapponese, passando per AirMax, Blazer, Tn per arrivare alle più recenti Huarache, chiunque ha percorso i chilometri sfruttando suole marchiate dal “baffo”. Ed è forse proprio questo il motivo principale del successo di Philip Knight: essere entrato prepotentemente nella quotidianità di miliardi di persone rielaborando qualcosa di semplice, a tratti irrisorio e scontato ma che nella quotidianità ha proprio la sua espressione più importante.

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Visionarietà, follia ed un pizzico di fortuna, dunque. Da tutte queste chiacchiere risultano essere questi punti focali più importanti. Ed in un epoca come quella in cui viviamo fatta di riassetti continui, tentativi a vuoto e start-up che nascono e muoiono ogni giorno, la storia della Nike, al di là del fatturato, delle critiche e della situazione attuale, può essere di esempio motivazionale per chiunque.

E allora per questo mezzo secolo di vita non ci resta che dire “Thank you Mr Philip” e soprattutto “Happy Birthday, and….. Just Do It”.

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