Pietro Maso si racconta su Nove: ecco perche “Io ho ucciso”



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Pietro Maso si racconta su canale Nove con il documentario “Io ho ucciso”. Nessun segno di pentimento ma solo il motivo dell’insano gesto

È l’alba di un nuovo giorno. Il giorno dopo la messa in onda del documentarioIo ho ucciso con protagonista Pietro Maso. Ebbene sì, preannunciato da giorni, ieri canale Nove ha proiettato il documentario dell’assassino che nel ’91 sterminò la sua famiglia.

Oggi è il giorno in cui ci confrontiamo con noi stessi. Siamo andati a dormire con le frasi di Pietro Maso che ci rimbombano ancora nelle orecchie “volevo semplicemente stupire”. Ed oggi le madri guardano i propri figli pensando come sia possibile che le creature che hanno messo al mondo possano essere capaci di compiere un gesto del genere. E i figli guardano i propri genitori domandosi se è possibile massacrarli per avere “il portafoglio sempre pieno”. 

Oggi ci confrontiamo con noi stessi e ci domandiamo “come è possibile?”. Perchè Pietro Maso si è presentato davanti ai nostri occhi – lo schermo solo a dividerci – come una persona normale. La faccia pulita, i vestiti ben curati, le mani lisce. Mani che non hanno lavorato per ben 22 anni – tempo di reclusione di Pietro Maso – ma mani che sono state capaci di uccidere i propri genitori a colpi di sprangate.

L’omicidio

Era il 17 Aprile del 1991 quando Pietro Maso, allora 19enne, decide insieme ad un gruppo di amici di ammazzare il padre e la madre.”Ci siamo caricati con la canzone di Phil Collins per Miami Vice. Avevamo indossato delle maschere da diavolo. Tutti tranne me, io la maschera ce l’avevo già.” Poi il massacro, in quattro colpiscono ripetutamente i genitori di Maso con spranghe e padelle e cercano di soffocarli. Ricorda ancora “il silenzio e l’odore di sangue spaventoso” che c’era alla fine.

Mentre parla i suoi occhi vitrei guardano dritti in camera. Non una pausa, non la voce tremante, non una lacrima. Maso ha scontato la pena, inizialmente condannato a 30 anni ne sconterà solo 22, ma si è davvero pentito? 

In tutto il documentario assistiamo alla perfetta ricostruzione del folle piano di Pietro Maso. Un piano stabilito con cura da giorni. Ricorda di quando pensava di uccidere solo la madre. Progetta di portala fuori con l’auto con l’aiuto di un amico ma il tentativo fallisce. L’amico – Giorgio – si tirerà indietro.

E qui ci poniamo un altro interrogativo. Che ruolo hanno gli amici di Pietro Maso in questa storia? È possibile che il mostro di Verona sia stato circondato da persone folli che hanno assecondato il suo orribile piano?

Il movente

Nel documentario dove si succedono scene di ricostruzione dei fatti e testimonianze dell’unico e solo protagonista, Pietro Maso. Nove ha realizzato questo documentario come una testimonianza del folle gesto, un momento per spiegare le ragioni che hanno spinto un giovane ad uccidere la propria famiglia.

“Dan Johnson (il protagonista di Miami Vice) era il mio guru: così bello, così giovane e così pieno di vita. Il telefilm proponeva una visione aperta della realtà, il fascino di una Ferrari bianca. Nella mia testa ero uguale a lui. Volevo stupire e per avere gli occhi addosso mi mettevo le cose più vistose, la punta è stata quando mi sono presentato in discoteca con la tuta da sub”.

Voleva stupire a tutti i costi e per farlo ha deciso che il modo migliore era “fare qualcosa che gli altri non avevano mai fatto.”

“Sono Pietro Maso. Ho 48 anni, nel 1991 ho ucciso i miei genitori. Ho fatto 22 anni di carcere, oggi posso dire di essere un uomo libero.” Così si è presentato ieri ai telespettatori. Pietro sarà pure un uomo libero ma per la società resterà sempre un folle omicida.

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