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Immagine da Pixabay

Prima indagine pilota sulla povertà educativa digitale realizzata da Save The Children: oltre il 32% dei ragazzi non sa utilizzare un browser per l’attività didattica 

Un’importante indagine pilota è stata condotta da Save The Children, in collaborazione con il Cremit, sulla Povertà educativa digitale. Lo studio ha rivelato dati che fanno riflettere. Il 29,3% dei cosiddetti “nativi digitali” non è infatti in grado di scaricare un file da una piattaforma della scuola.

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Il 32,8% dei ragazzi -come riportato dal sito web rainews.it– non sa utilizzare un browser per l’attività didattica e l’11% non è capace di condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom. L’indagine è il risultato di un questionario somministrato ad un campione di 772 bambini di 13 anni, che frequentano l’ultima classe della scuola secondaria inferiore, in 11 città e province: Ancona, Chieti, Mestre, Milano, Napoli, Udine, Palermo, Roma, Torino, Velletri, Sassari.    

I dati registrati rivelano che un ragazzo su 5 (il 22% contro il 17% delle ragazze) non è in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande proposte per valutare le competenze sugli strumenti digitali, né tantomeno eseguire semplici operazioni.

Quasi 1 ragazzo su 3 non ha un tablet a casa e 1 su 7 neanche un Pc e l’82% dichiara di non aver mai utilizzato prima della pandemia il tablet a scuola. oltre il 50% del campione preso in esame vive in abitazioni dove ciascun membro della famiglia ha a disposizione meno di un dispositivo. 

Circa il 10% degli studenti che hanno preso parte all’indagine pilota non è in grado di riconoscere una password di sicurezza media o elevata. Quasi un terzo (31,1%) pensa che l’età minima per avere un profilo sui social, ad esempio Tik Tok o Instagram, sia inferiore ai 13 anni.

Circa il 7% pensa che l’età per poter accedere ai social sia 10 anni o meno. Il 30,3% non conosce i passaggi necessari a rendere un profilo Instagram accessibile soltanto ai propri amici e non pubblico. Il 56,8%invece non è a conoscenza delle regole relative alla cessione ai social della propria immagine, mentre il 46,1% non è in grado di riconoscere una fake news riguardante l’attualità.

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