pensioni quota 41 quota 102 quota 100
immagine da Pixabay

Il 31 Dicembre 2021 finirà la sperimentazione triennale di Quota 100. La riforma delle pensioni punta a evitare lo scalone con nuove soglie

La riforma delle pensioni non ha trovato posto nei discorsi programmatici di Draghi. E la ragione è molto semplice: le forze parlamentari hanno idee molto diverse sulle politiche previdenziali. Trovare una sintesi non sarà una cosa facile, ma una riforma serve e dovrà esser fatta come si deve, se si vuole rilanciare il paese. Intanto c’è una data che incombe inesorabile: il 31 Dicembre 2021. È la scadenza naturale del periodo di sperimentazione triennale di Quota 100. Misura che non verrà rinnovata, da quanto si apprende dagli addetti ai lavori. Bisogna però evitare che il cosiddetto “scalone” derivante dalla fine di Quota 100 diventi una trappola per lavoratori, pensionati ed esecutivo. Ed è per questo che serviranno opportune contromisure prese in anticipo.

Niente proroghe, anche in versione mini o alternative, di Quota 100. I sindacati hanno chiesto al neo-Ministro del Lavoro Orlando un confronto sul futuro della previdenza. Una riforma organica e strutturale delle pensioni che sostituisca o integri la Legge Fornero dovrà necessariamente avere il supporto da parte del Parlamento. In ogni caso, dovrà essere una riforma che garantisca stabilità al sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, come chiesto dalla UE. E ovviamente, Draghi intende attenersi a queste indicazioni, ma da solo non va da nessuna parte. Se il Parlamento non produrrà una sintesi, l’unica strada percorribile sarà evitare maxi-riforme e limitarsi a ritoccare soglie di pensionamento e coefficienti di trasformazione. Rimanendo sempre nel solco del sistema contributivo, si dovrà cercare di rendere più morbido l’impatto derivante dalla fine di Quota 100.

Oppure c’è una terza strada: quella di realizzare un nuovo Welfare e un Testo Unico

Indipendentemente dal destino di Quota 100, se le due strade descritte in precedenza dovessero rivelarsi impraticabili, ci sarebbe una terza soluzione. E cioè di incardinare la riforma delle pensioni in un un nuovo sistema di Welfare. Dai discorsi fatti dal premier in Parlamento, emergono i danni arrecati al sistema sociale dalla pandemia, e che ha messo in luce l’obsolescenza e l’inadeguatezza di molti strumenti attualmente esistenti. A questo si potrebbe rimediare con un intervento di sistema, un Testo Unico, garantendo una pensione di garanzia per chi non potrebbe contare su integrazioni al minimo in un sistema contributivo puro. E poi tanti piccoli adeguamenti per eliminare gli ostacoli che non hanno mai permesso il decollo della previdenza complementare.

Da questo punto di vista, gli interventi potrebbero essere molti, ma senza maggiori informazioni da parte dell’Esecutivo o dalla maggioranza, ogni idea rimane mera speculazione. Sicuramente bisognerà aggiornare i coefficienti di trasformazione, ma andranno previste anche nuove modalità flessibili di uscita dal mercato del lavoro. Intanto, ad Aprile terminerà la consultazione pubblica voluta dalla Commissione Europea sul Libro Verde dedicato all’invecchiamento demografico del continente. I risultati delle consultazioni permetteranno alla Commissione di dare a ogni Paese Membro informazioni preziose sulle politiche da seguire.