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A borse chiuse, l’agenzia di rating Fitch deciderà se cambiare la stia dell’attendibilità italiana sul mercato obbligazionario

Oggi 22 febbraio, l’agenzia di rating Fitch, una delle principali insieme a Moody’s e Standard & Poor’s, deciderà se modificare il rating italiano, valutando in questo modo l’attendibilità dell’Italia sul mercato obbligazionario. Fitch assegna all’Italia il rating Bbb con outloook negativo. E’ quindi possibile che l’agenzia decida di declassare l’Italia.

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Attualmente l’agenzia Moody’s assegna al nostro Paese Baa3 e outlook stabile, senza prevedere quindi grossi cambiamenti. Si tratta tuttavia del gradino più basso della fascia che permette di stare nell’investment grade. Il declassamento è arrivato lo scorso ottobre. Standard & Poor’s, invece, ha risparmiato all’Italia il declassamento, mantenendo il rating a Bbb, ma ha modificato l’outlook da neutro a negativo (prevedendo quindi un peggioramento).

Per l’Italia, è fondamentale mantenersi all’interno dell’investment grade. Se infatti il nostro paese non fosse valutato idoneo e sicuro per gli investitori, scatterebbero le vendite automatiche da parte dei grandi fondi d’investimento e delle casse di quei fondi previdenziali i cui statuti vietano di allocare i risparmi dei clienti in titoli considerati ad alto rischio.

Sul giudizio riguardante la sostenibilità del debito pubblico italiano pesa, chiaramente, lo stato dei conti pubblici, oltre che il fatto che da più parti si paventi una manovra correttiva. In merito tuttavia si registrano le dichiarazioni del governo: il premier Conte, ad esempio, ha finora smentito la necessità di una manovra correttiva, mentre il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha detto che è attualmente è prematuro parlare di quest’eventualità.

E tuttavia i bassi tassi di crescita dell’economia italiana continuano a preoccupare. Fitch, già prima del giudizio sul rating, ha abbassato le stime sulla crescita per l’anno in corso dall’1,1% allo 0,3%. Dopo Fitch, le prossime revisioni del rating italiano saranno il 15 marzo per Moody’s e il 26 aprile per Standard & Poor’s.

 

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