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Grazie a una ricerca condotta dal CNR e dall’Università di Milano-Bicocca arriva un nuovo materiale a basso impatto ambientale e ad alto rendimento di concentrazione solare a luminescenza

Le finestre fotovoltaiche non sono fantascienza bensì realtà. Grazie a una ricerca condotta dal CNR e dall’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’azienda Glass to Power, il nostro paese segna un altro successo nel campo del fotovoltaico integrato con l’edilizia. La ricerca ha permesso di realizzare concentratori solari a luminescenza ad alto rendimento e basso impatto ambientale. Si tratta di una tecnologia già nota da tempo: un concentratore solare a luminescenza altro non è che un materiale che permette di “catturare” la radiazione solare in entrata, di convertirla in luminescenza e convogliarla verso celle solari per la produzione di energia elettrica.

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Il nuovo materiale prodotto da Glass to Power – frutto della ricerca congiunta tra CNR e Università Milano-Bicocca e pubblicata sulla rivista Joule – Cell Press – ha però una marcia in più: ha un basso impatto ambientale, un elevato rendimento e permette di realizzare finestre dall’estetica molto accattivante. Questo materiale è un derivato del benzotieno-benzotiofene (BTBT), un semiconduttore cristallino allo stato liquido. L’innovazione sta tutta nella sintesi del materiale: un processo semplice, rapido e, soprattutto, privo di solventi, quindi decisamente più ecologico. I ricercatori hanno semplicemente miscelato i reagenti a secco, in un vibromiscelatore. Insomma, tecniche meccanochimiche al posto di solventi spesso inquinanti e pericolosi per la salute. Questa nuova procedura, secondo Luca Beverina dell’Università Milano-Bicocca, “garantisce elevate rese a bassi tempi di contatto anche in assenza di solvente, con un rapporto in peso tra scarto e prodotto di ben 50 volte inferiore rispetto a quello associato ad altre molecole di efficienza confrontabile“.

Una volta sintetizzato questo materiale, esso viene disperso all’interno di lastre di plexiglas. Le lastre vengono quindi montate in comuni telai per finestre, dove sottili ed invisibili celle fotovoltaiche provvedono a convertire la radiazione luminosa concentrata in energia elettrica. “Il funzionamento si basa una proprietà intrinseca di molte classi di molecole organiche, cioè la capacità di assorbire la radiazione solare su un ampio spettro di lunghezze d’onda e di riemetterla con rendimento elevato ad una lunghezza d’onda differente e ben separata” spiega Giuseppe Mattioli, del CNR-ISM. Inoltre, come spiega lo stesso Mattioli, a differenza dei pannelli fotovoltaici utilizzati finora, che sono scuri e opachi, il risultato di questa ricerca permette di realizzare pannelli trasparenti. Si tratta di un evidente vantaggi in termini estetici e funzionali, che ne permette l’integrazione in edilizia come finestre e lucernari. Dopo le innovazioni in tema di riciclo di vecchi pannelli fotovoltaici, il nostro paese segna un altro punto non solo nella partita delle energie prodotte da fonti rinnovabili, ma anche in quella non meno importante della riconversione in chiave green di tecnologie già esistenti. Quest’ultimo aspetto è di non poco conto: il mondo dell’edilizia, infatti, guarda sempre più al green per la sua agognata rinascita.

 

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