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Riconoscimento di paternità alle coppie gay, sentenza storica a Trento



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Quella emessa dalla Corte d’Appello di Trento è una sentenza davvero importante. Forse anche in Italia il riconoscimento di paternità potrebbe diventare finalmente un diritto

Due bambini, nati da una coppia omosessuale attraverso la fecondazione assistita, hanno due padri. Questa, in sintesi, è quello che la Corte d’Appello di Trento ha deciso nell’ambito del caso di una coppia gay che aveva chiesto il riconoscimento di paternità per i gemellini nati negli Stati Uniti, con maternità surrogata.

La Corte ha riconosciuto la validità del certificato di nascita emesso negli Stati Uniti affermando, di fatto, che quello biologico non è l’unico legame possibile tra un genitore e un figlio. Negare il riconoscimento di paternità ad una coppia significherebbe, secondo la Corte, non riconoscere quella assunzione di responsabilità che rende genitori. 

Il certificato di nascita, secondo la Corte d’Appello di Trento, è valido perchè “deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato”

Per rimanere nell’ambito della giurisprudenza più tecnica, a Trento sono stati applicati i principi enunciati dalla Cassazione con la sentenza n. 19599/2016, che afferma come sia il diritto del minore la priorità e che il legislatore, negando il riconoscimento di paternità, nel caso della coppia di Trento, avrebbe privato i due minori interessati di un elemento fondamentale della propria identità familiare.
Una sentenza che certo farà discutere, ma sicuramente scuoterà di un altro millimetro il nostro Paese dall’immobilità che lo attanaglia fin da quando, nel 1377, la Corte Papale ritornò stabilmente sul suolo italiano.

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