Simona Malpezzi
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Ex renziana, il nome di Simona Malpezzi è stato voluto fortemente da Marcucci. Membra di Base Riformista, la corrente che fa capo al Ministro Guerini e a Lotti

Tutto cambia affinché nulla cambi. O perlomeno così accade nella compagine parlamentare del Partito Democratico, da settimane in subbuglio a causa di numerose faide interne. A spuntarla, a questo giro, è la senatrice Simona Malpezzi, ex fedelissima di Matteo Renzi, di cui difendeva a spada tratta la disastrosa Buona Scuola.

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Oggi, la Malpezzi è la nuova capogruppo del PD al Senato: il suo nome è stato caldeggiato da Andrea Marcucci, suo predecessore nel medesimo ruolo. Nessuna sorpresa: da settimane in casa dem c’erano molti malumori per la scarsa presenza di quote rosa in quota Governo e nei vertici del partito. E così Marcucci ha colto la palla al balzo per indicare un nome di Base Riformista, ossia la corrente di ex renziani che fann ocapo al Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e a Luca Lotti. Simona Malpezzi lascerà il suo ruolo di Sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento.

Chi è Simona Malpezzi

Classe 1972, Simona Flavia Malpezzi nasce a Cernusco sul Naviglio ma cresce a Pioltello. Si laurea in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dal 1997 inizia la sua carriera da insegnante nelle scuole. nel 2005 si trasferisce con la famiglia in Germania, per far ritorno in Italia nel 2009 aderendo al PD. Nel 2013 viene eletta in Parlamento, fortemente sostenuta da Renzi, mentre nel 2018 ritorna in Senato per il rotto della cuffia, ripescata con il listino. Nella sua militanza nel Partito Democratico ha sempre difeso la riforma della Buona Scuola. già vide di Marcucci, ha commentato così la sua elezione a capogruppo: “non voglio essere solo la presidente di tutti, ma una presidente che intende dare forma e sostanza ad una leadership femminile“.

Simona Malpezzi ha poi concluso dicendo che che “Non esistono i partiti dei leader, ma i partiti delle donne e degli uomini che, pur nell’asprezza delle contrapposizioni, contribuiscono alla costruzione di una casa comune, solida e destinata a durare al di là delle sorti personali. Per me questa cosa qui è il Pd. Al partito del leader ho detto no, perché è lontano da me, dal mio vissuto e dal mio modo di intendere una comunità. Il partito leaderistico è la morte della politica e del pensiero plurale”. E tuttavia lei ha sostenuto Matteo Renzi quando era padre padrone del Partito Democratico.

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