Sulle creste del Monte della Stella

Monte della Stella

A ZONzo nel cuore del Cilento, questa settimana con Outdoor trekkeggiamo sulle creste della Sua Signora, il Monte della Stella

In uno dei suoi documentari dedicati alle meraviglie della natura, Sveva Sagramola, giornalista e conduttrice, racconta del Cilento come di un magico Parco “Ricco di corridoi ecologici dove, dal Monte Stella fino al mare, acqua, vento e animali interagiscono perfettamente tra loro”.

Spazio naturale quindi che, come un corridoio, permette alle specie animali e vegetali – e alla presenza umana aggiungerei – di coabitare tra loro e “Campare pè cent’anni”.

Dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità; luogo per antonomasia della Dieta Mediterranea e quindi patrimonio culturale immateriale dell’Umanità; inserito dal 2010 nella rete dei Geoparchi d’Europa e nella rete delle Riserve della biosfera del Mab-Unesco, che ne fanno un’area protetta per tutela delle biodiversità e per la promozione dello sviluppo compatibile con la natura e la cultura, il Cilento è questa magica terra tra storia, mito, natura, cultura a tutto tondo e tradizioni ancora forti, che viene individuata tra i paesi ai piedi del Monte della Stella, limitata a nord dalla catena dei Monti Alburni e a est dal Vallo di Diano. verso il monte stella

Geograficamente identificato come la Lucania Occidentale, il nome trae origine da cis Alentum (“al di qua dell’Alento“), ossia dal fiume Alento che vi scorre per 36 km e che anticamente segnava la linea di confine che identificava la zona.

Ed è proprio sulle creste del Monte della Stella, là dove la montagna si apre agli orizzonti del mare, che gli Outdoorini vi portano a ZONzo questa settimana.

Da questo pianoro sul mare infatti è passata tutta la grande storia del Cilento.

20150308_142942Luogo di partenza per il folto gruppo Punta della Carpinina, sulla strada che collega Mercato Cilento con Serramezzana. Un sole di fine inverno ci accompagnerà per un percorso di 12 km su un dislivello di 550 m. La brezza del lontano mare renderà salubre questo trekking di circa 6 ore, tra chiacchiere sempre più confidenziali, immancabili ruzzoloni tra terriccio e tronchetti e il primato per qualcuno di 100 scatti al minuto.

Meta della nuova impresa non una sola vetta, ma una passeggiata sulle alte creste della montagna a oltre 1000 metri di altitudine sul mare.

Insieme con Castagna, socievole, di taglia media e “amabilmente silenziosa”, i loquaci ed entusiasti outdoorini discorrono di temi altamente filosofici: del sapore acidulo della “Muzzarella co’ a murtedda”, di quello intenso della “cacioricotta cilentana”, di raffinate marmellate da fare con i “marroni di Roccadaspide”, nonché di sciroppi e composte da preparare con il “fico bianco”, elemento della gastronomia locale dalle caratteristiche esclusive.verso il monte stella

Il fico bianco del Cilento è uno degli elementi caratteristici della tavola e dell’identità di questa terra. Importante infatti è anche il ruolo che l’albero riveste nella salvaguardia dell’ambiente.

Dalla buccia di colore giallo-verde, polpa succosa e un gusto molto dolce, di fichi bianchi se ne producono mediamente circa 8000 tonnellate all’anno. La coltivazione del fico nel Cilento ha origini antichissime. Considerato un frutto sacro a Mercurio, veniva spesso utilizzato in passato per preparare infusi e tisane. Ancora oggi i fichi, grazie alle loro qualità terapeutiche, sono generalmente usati nei preparati dietetici e in erboristeria.

Ottima la confettura, da fare rigorosamente in casa come vuole la tradizione.

20150308_113624Tra un quesito esistenziale e l’altro pertanto – “Meglio le alici arreganate o le alici ‘mbuttunate?” – attraversiamo lembi di macchia mediterranea e praterie di alta quota, tra lecci invernali e più in cima castagni, e per essere coerenti con il filo del nostro discorso, andiamo alla ricerca di resti invernali di fichi d’india, carrubi, corbezzoli, mirti e ginestre.

Raccogliamo sempre qualcosa per strada e lo portiamo a casa per farne un liquore o una ricetta rivisitata, da condividere poi insieme all’escursione successiva.

Il momento del social trekking” è quello che preferiamo.

Tra un promemoria e l’altro di ricette e delle prossime sagre estive dedicate nel Cilento a cucina e gastronomia locale, giungiamo in una parte in cresta da cui s’intravedono la valle del fiume Alento e le conformazioni rocciose delle rupi di Magliano, con alle spalle in lontananza la catena dei Monti Alburni.

flora localeDa qui è possibile osservare la nota diga del fiume Alento che dà vita a un lago artificiale di circa 1,50 km² di estensione, realizzata negli anni ’80 a Prignano Cilento.

Non c’è panorama migliore per una lezione da parte della nostra guida.

Silenzio tutti, parla il group leader.

Da questo momento si cammina sulla cresta della montagna. Prossima sosta la vetta più alta della Stella a 1131 metri.

tramonto dal Monte StellaUn po’ stanchi, passiamo per una nevera, costruzione in pietra per la raccolta del ghiaccio nei periodi invernali; poi ai ruderi del Castelluccio, costruiti probabilmente dai Longobardi come sistema difensivo; infine alla enorme pietra isolata della Mulacchia – o “a’ Preta ru Muracchio” – il cui difficile passaggio tra le fessure era in passato rito propiziatorio di fertilità per le donne del posto.

Ma ecco che dal monolita – che tante donne immaginiamo avrà ospitato, come testimone di un mondo rurale che ancor oggi ne porta le tracce – giungiamo finalmente alla vetta più alta della nostra stella.

Con la sua forma a cinque punte al pari di una stella, ma visibile ovviamente solo dall’alto, la nostra montagna domina i villaggi sottostanti e il mare dei miti.

Con uno sguardo che abbraccia dalla Costiera Amalfitana e Capri fino a Capo Palinuro, ci perdiamo tra Punta Licosa sulla destra e il Castello di Ascea sulla sinistra.

Non c’è posto migliore da dove ammirare quel “Cilento lento” che da millenni ha ispirato poeti e cantori.

L’anima di questa terra è anacronisticamente slow, in tutte le sue sfaccettature.

E noi ci adeguiamo volentieri ad essa. Dopo la vetta siamo in “riposo biologico”.

 

“Je me ne voglio ire a lu Cilientu

e mà voglia piglià nà cilentana

nun me ne ‘mporta cà nun tene niente

basta cà tena nà fresca funtana”

Canzone popolare cilentana.