Tajani, un richiamo al Governo per riavvicinare l’alleato leghista



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Tajani attacca il Governo e richiama la Lega nell’ambito del centro – destra. L’uscita del forzista mostra, però, tutta la subalternità del gruppo berlusconiano

Saranno stati i sondaggi clamorosi oppure l’inaspettato successo del raduno di Pontida, sta di fatto che nel centro – destra una Lega così forte (politicamente ed elettoralmente) comincia a stare veramente stretta.

Il pretesto è stato il Decreto Dignità, che il Vice Premier Di Maio sta illustrando in questi giorni, e a tentare il tutto e per tutto è stato l’unico in grado di riprendere in mano la situazione attualmente: Antonio Tajani.

Il Presidente del Parlamento Europeo, già investito durante la campagna elettorale da Berlusconi (ormai fuori dai giochi), con un forte richiamo agli alleati (Governare con il M5s è contro natura per la Lega, basta vedere quello che sta accadendo in queste settimane: tante parole e pochi fatti. È impossibile per Salvini stare con Di Maio, credo che sia giusto che torni a casa, con il centrodestra, con Forza Italia e Fratelli d’Italia) ha praticamente tentato il tutto e per tutto per evitare – in futuro – una coalizione totalmente a trazione leghista.

La situazione, più che evidente in termini di equilibri politico/partitici, merita una riflessione considerando tanto la coalizione quanto la direzione delle future politiche di centro – destra.

Facendo riferimento al primo dato, la nota di Tajani mostra sia la difficoltà del gruppo forzista – divenuto non solo obsoleto, con un passaggio di voti verso Salvini (in base ai sondaggi degli ultimi giorni), ma anche totalmente alternativo agli ex padani – che la manovra disperata di riportare a sè il timone politico italiano.

Tajani, che si presenterebbe come homo novus (?) rispetto all’ex Presidente del Consiglio (riabilitato comunque all’attività politica), attraverso questo monito spera quindi di rinsaldare l’alleanza di centro – destra e rendere il suo partito almeno vincolante in una situazione futura.

Proprio l’ultima considerazione si ricollega al secondo punto che, in caso di definitivo passaggio del testimone a Salvini (processo già avviato dopo il 4 marzo), condurrebbe a delle politiche non del tutto conformi alla sfera berlusconiana dell’ultimo ventennio.

Infatti, a causa del cambio totale di osservazione della realtà del carroccio – in cui si privilegia, nei modi totalmente tipici della Lega, una visione micro della Nazione – si andrebbe incontro a delle politiche abbastanza distanti da quelle paventate dal gruppo forzista nel tempo e più spostate verso destra.

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