Quando si arriva alla fine di una maratona così lunga e complessa, si ha sempre la sensazione di non aver dato il massimo. Ciò può succedere soprattutto quando alle spalle si ha un progetto di un tale peso specifico da ingombrare pesantemente tutto il campo. Con The Man In The High Castle 4, Amazon Prime Video dà l’addio ad uno dei progetti più interessanti, controversi e giganteschi che abbia mai prodotto. Una vera e propria epica portata a compimento.
La serie si presenta ancora una volta come uno dei prodotti meglio riusciti di quest’ultima era televisiva, in grado di fondere più realtà e più generi contemporaneamente e di coinvolgere gli spettatori. Trarre qualcosa di profondo e allo stesso tempo coinvolgente può essere il più delle volte facile, ma non quando si ha a che fare con il materiale proveniente da uno degli scrittori più complessi del Novecento: Philip K. Dick. Dai primi momenti di The Man In The High Castle 4, si ha come la sensazione che tutta la vicenda si potrebbe concludere con un crash completo, con un’esplosione che suggella tutto. Cosa che non avviene.
Lo show percorre strade sicuramente accidentate durante la sua quarta serie, straniando lo spettatore, accantonando la logica televisiva in favore del tributo ad uno dei prodotti più rivoluzionari di tutti i tempi. Il coraggio degli showrunner è naturalmente da lodare, sebbene il risultato non sia poi dei migliori resi su schermo. Ciò, però, non pregiudica momenti davvero emozionanti e adrenalinici, affascinanti nonché tecnicamente egregi. E le stesse novità ci calano in una dimensione più intima, privilegiando il dramma alla pura fantascienza.
Caliamoci, quindi, in un nuovo viaggio tra realtà alternative e mondi paralleli.
Lo scenario di The Man In The High Castle 4 riprende perfettamente da dove la terza stagione ci aveva lasciati. Un anno dopo gli eventi di “Jahr Null“, la tensione tra Germania e Giappone è alle stelle per diversi motivi. Il più importante è sicuramente la morte del ministro del Commercio giapponese, Tagomi (Cary-Hiroyuki Tahawa), il quale viene assassinato in un attentato proprio di fronte all’ispettore Kido (uno straordinario Joel De La Fuente).
Da questo momento in poi, il mondo sprofonda nel caos più profondo. Da un lato, i giapponesi si trovano completamente impreparati e distrutti dal punto di vista politico. La principessa, che non ha molto credito presso i suoi stessi capi militari, deve affrontare l’avanzata della corazzata tedesca nella Zona Neutrale, della Cina e della Black Communist Rebellion fondata da Equiano Hampton (David Harewood), la quale è sospettata dell’omicidio di Tagomi.
In questo marasma, Juliana (una sempre in forma Alexa Davalos) approda in un’altra dimensione, dove la famiglia “Smith 2.0” la accoglie a braccia aperte. Qui la nostra sopravvive insegnando meditazione a Thomas (Quinn Lord). Grazie ad essa, lei ha delle visioni che la conducono al libro dei Ching ed in particolare all’esagramma 64, il cui significato è fondamentale per l’esito della guerra.
Una situazione sull’orlo del collasso, in The Man In The High Castle 4.
Dopo aver indagato sull’animo della battaglia e sugli orrori della guerra e dei totalitarismi, The Man In The High Castle 4 cambia completamente registro. Al centro di questa stagione vi sono ben altri protagonisti e ben altri temi centrali. Uno di questi è sicuramente il rapporto familiare e l’animo tormentato della psiche umana sotto dittatura.
Come soggetti di questo tema principe abbiamo sicuramente John Smith e l’ispettore Kido, nemici che si somigliano come non mai. Si potrebbe dire che Rufus Sewell e Joel De La Fuente siano davvero il fulcro dell’ultima stagione dello show, con i loro conflitti, con i loro principi, i loro obblighi. I due attori riescono a coinvolgere e a suscitare quasi compassione per la loro situazione intima, fornendo più di una spiegazione sulla loro fermezza di ghiaccio.
Il loro ritratto è quello di due uomini che, nonostante le difficoltà familiari, non si piegano davanti a nulla e anzi riescono ad essere comunque lucidi. I loro sguardi riescono a trainare lo spettatore, dando prova di una capacità recitativa ben sopra la media. L’attenzione si focalizza su loro due, e The Man In The High Castle 4 ne risente sia nel bene che nel male.
Tuttavia, non manca l’azione. Il supporto della BCR e il suo scontro con le due superpotenze regala veri e propri momenti al cardiopalma per la serie, con una fine dignitosa che fa anche della componente action la sua forza. E ciò avviene anche grazie al buon comparto registico e tecnico offerto da sempre.
The Man In The High Castle 4, però, non è assolutamente perfetta. Oltre ad alcune sbavature dal punto di vista recitativo da parte degli attori “minori”, la serie diventa troppo caotica e confusionaria, a causa di continui salti non solo tra le due realtà alternative, ma anche di tipo temporale.
Il tutto conduce ad un finale che non è assolutamente all’altezza delle aspettative, ma anzi lascia con l’amaro in bocca gli spettatori più curiosi. Dopo aver percorso strade assolutamente accidentate, si lascia aperta un’autostrada per il futuro dei personaggi sopravvissuti e un mondo nuovo, tutto da costruire. La sensazione che pervade chi guarda è quella di una serie che forse avrebbe meritato più tempo per la propria risoluzione.
Il troncare tutto alla quarta stagione non ha sicuramente giovato a The Man In The High Castle 4. Anzi, le ha letteralmente troncato le gambe. Certo, sicuramente il finale del libro di partenza di Dick di sicuro non aiutava per gli obiettivi. Ma il retrogusto è quello di un’occasione ad alto potenziale sprecata, che risulta sicuramente ottima, ma nulla più.
Ma comunque, resta una serie da recuperare per chi ama il genere.
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