Tornate al Sud e facciamo la rivoluzione



Sud. Parliamo un linguaggio di verità: un problema come la “questione meridionale” che da 154 anni sta ancora lì, è un problema che non si vuole risolvere. A maggior ragione adesso che di politici di spessore analogo a quello di Gramsci, Salvemini, Croce, Fortunato, non solo non se ne vede manco l’ummira ma addirittura se n’è smarrito il lascito

E a nulla vale, in questo contesto, richiamare il saccheggio operato dall’Italia Unita ai danni di un Sud incredibilmente ricco e prospero appena prima del 1861 (testimonial di questa ricchezza che si voleva proteggere, sono i troppi combattenti assai presto diventati briganti per l’esercito unitario).

Ciò che vorrei proporre qui, in questo articolo, al di là della denuncia sacrosanta di Saviano e della risposta “da cliché” di Renzi, è una soluzione. Già, proprio così: sommessamente, umilmente, sottovoce (alla Marzullo) una soluzione che si risolve, nella fattispecie concreta, in un invito a tutte le intelligenze che hanno dovuto, voluto abbandonare il Mezzogiorno per spendere i loro talenti in una realtà più ricca e dinamica.

Ebbene, compagni “inseriti” del Nord, se non ne potete più di sentire bistrattare il Sud, il vostro Sud; se ne avete le palle piene dei ricchi industriali che “scendono giù” il tempo necessario per impiantare i loro scheletri maleodoranti, vendere un po’ di fumo, e ritornare al Nord a grandeggiare con il profitto grondante sangue di chi si è fidato; se ancora vi rode il fegato al solo avvertire il puzzo rancido del razzismo strisciante di chi riesuma un giorno sì e l’altro pure la macchietta del meridionale piagnone e parassita; e se, infine, nonostante la rabbia verso una realtà che non vi ha capito, che ha irriso la vostra preparazione e che ha soffocato nella culla ogni sia pur lieve gemito di affermazione…; se, dicevo, malgrado tutti questi legittimi motivi di astio verso il Mezzogiorno, provate ancora amore per il nostro irriverente Sud, ebbene, in questo caso, ascoltate la mia preghiera accorata: Tornate al Sud e facciamo la rivoluzione.

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<Come come (obietterete giustamente)? Bella testa ingegnosa che sei: lasciamo il nostro lavoro al Nord, torniamo al Sud e così, invece di risolvere la questione meridionale, la rimpolpiamo con la nostra disoccupazione!>

No, non è così, vi prego di darmi un minimo di credito. Fiducia accordata? Bene, vengo e mi spiego. In che consiste ‘sta trovata cheguevariana? E’ presto detto: voi che occupate ruoli strategici al Nord, in massa (è la somma che fa il totale!) così, tra il lusco e il brusco, ve ne scendete tutt’assieme al Sud.

Ora, ditemi voi, come si fa a licenziare (perché lo capisco, ci mancherebbe altro, che questa è la preoccupazione fondamentale per tutti voi) milioni di lavoratori che occupano posti di responsabilità al Nord? Non si può, né tantomeno (ho pensato pure a questo) il vostro lavoro vi potrà essere rubato dagli extracomunitari che, per loro sfortuna, non hanno una preparazione tale che gli possa consentire di sostituirvi in ruoli dirigenziali.

Tornate al Sud e facciamo la rivoluzione

A questo punto, non senza un minimo di soddisfazione per aver meritato un briciolo di considerazione non foss’altro che per la consequenzialità del mio ragionamento (ve lo leggo negli occhi, compagni “realizzati”), non resterebbe che completare l’opera: fare, cioè, massa critica e starsene in panciolle (altro che rivoluzione armata, spargimento di sangue, etc.), magari davanti ai Palazzi del potere così, tanto per attestare e far stimare la nostra ingombrante presenza.

Tempo un mese (solo un mese, non un giorno di più) senza che i servizi di alta professionalità vengano prestati al Nord, che il Governo dovrà per forza venire a miti consigli. E via, dunque, ad una legislazione di urgenza “pro Sud” non tanto per risolvere la questione meridionale (troppa grazia, Sant’Antonio!), quanto per evitare l’inceppamento del sempre caro Settentrione.

Risultato? Noi del Sud che non vogliamo o non possiamo spostarci al Nord, avremmo l’occasione per saggiare la nostra bravura e preparazione in una realtà lavorativa finalmente dinamica.

Ora però, siccome sono ben consapevole che ogni accordo debba pur prevedere vantaggi per tutti i contraenti vengo, amici del Nord, al vostro utile.Tornate al Sud e facciamo la rivoluzione.

Ebbene, la ricompensa (duplice, addirittura) per la vostra partecipazione alla rivoluzione più pacifica che genere umano abbia mai conosciuto, è la seguente: da un lato, contribuirete all’arricchimento del Sud nonostante tutto amato e vagheggiato (anche per lasciarvi aperta la porta per un eventuale ritorno oltreché per rendere la vita migliore ai vostri cari rimasti quaggiù); dall’altro, darete prova una volta per tutte dell’importanza che l’intelligenza proveniente dal Sud ha (anche) per far muovere l’economia del Settentrione. E poiché nel nostro mondo ridotto assai male tutto soccombe all’economia, silenzierete per sempre, forti della vostra ritrovata essenzialità (agli occhi della popolazione nordica), le sirene più o meno spiegate del razzismo sempre presente.

In conclusione, che resta altro da dirvi? Per l’ennesima volta, v’invito: Tornate al Sud, e facciamo la rivoluzione! Conviene anche a voi.

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