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L’Unione Europea ha prodotto nuove regole per l’esportazione di vaccini. E sono molto stringenti, tanto da far preoccupare il Regno Unito

Delle regole che ora minacciano di fare ancora più discussioni. La Commissione Europea ha presentato nuove regole per limitare l’esportazione di vaccini per il Coronavirus all’estero. Queste regole hanno visto la luce per fare fronte alle lentezze della campagna vaccinale europea e ri-bilanciare l’attuale squilibrio nelle esportazioni tra l’Unione e vari paesi. In particolare, ci si riferisce al Regno Unito. Le nuove limitazioni entreranno in vigore fin da subito, e saranno stringenti, molto di più rispetto al “meccanismo di trasparenza” approvato a fine Gennaio, che finora è stato usato una volta soltanto dall’Italia.

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Quali saranno le novità introdotte da questo meccanismo? Quasi sicuramente i criteri di “reciprocità” e “proporzionalità“, che ampliano molto la possibilità dei paesi membri di bloccare le esportazioni. In pratica, sarà possibile bloccare l’invio di vaccini o di componenti per la produzione di vaccini verso paesi che non esportano i loro nell’Unione Europea. Altro provvedimento sarà intrapreso nei confronti dei Paesi verso cui le campagne vaccinali sono molto più avanti di quella nell’Unione (il cosiddetto criterio di proporzionalità).

A presentare le nuove regole ci ha pensato Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione. Lo stesso Dombrovskis ha ricordato che l’Unione Europea è l’unico membro dell’OCSE che continua a esportare vaccini verso paesi che hanno una propria capacità di produzione. Alcuni di questi Paesi, inoltre, si distinguono perché hanno una situazione epidemiologica meno grave. Secondo i due criteri, i Paesi membri, a cui spetta comunque la decisione dei blocchi, potrebbero fermare singole esportazioni verso il Regno Unito, Israele e gli Stati Uniti. Tutti e tre hanno campagne vaccinali di successo e hanno di fatto bloccato l’esportazione dei vaccini prodotti internamente.

Ma quali sono i Paesi maggiormente a rischio sui vaccini? Scopriamolo.

Le strategie sui vaccini

Questi due nuovi criteri adottati porteranno molti Paesi a rivedere le proprie strategie dal punto di vista della diffusione dei vaccini. Apparentemente, Israele e Stati Uniti sarebbero coloro che risentirebbero maggiormente del cambio. Questo perché il primo è già molto avanti nella distribuzione, mentre il secondo ha già esportato un’enorme quantità (43 milioni) di farmaci in Europa. Di quelli esportati, un quarto sono finiti nel Regno Unito. Se le esportazioni fossero bloccate, la campagna vaccinale britannica potrebbe essere seriamente danneggiata. Tra l’altro, a peggiorare la situazione, concorrerebbe anche la cancellazione del vecchio sistema di controllo.

Quest’ultimo, infatti, permetteva alcune esportazioni con alcune eccezioni che sono state poi eliminate. I Paesi “di vicinato”, infatti, che prima erano esclusi dai controlli, adesso ne saranno sottoposti. Rimangono esenti i paesi a basso e medio reddito che partecipano a COVAX, l’iniziativa dell’Organizzazione mondiale della sanità per il rifornimento di vaccini per i più poveri. Il nuovo meccanismo di controllo delle esportazioni preoccupa soprattutto il Regno Unito. Negli ultimi giorni Boris Johnson si è incredibilmente riavvicinato all’Unione Europea, in barba alla Brexit e a tutto quello che aveva organizzato. La fabbrica di Halix dovrebbe cominciare la produzione di vaccini nei prossimi giorni, e dovrebbe produrre dosi sia per il Regno Unito sia per l’Unione Europea.

Tra l’altro, sembra che ora Boris Johnson abbia avuto segnali incoraggianti dai leader europei sulla possibilità di negoziare un accordo ed evitare un blocco totale. Infatti, all’interno dell’Unione, i controlli più stringenti sulle esportazioni dei vaccini sono sostenuti soprattutto da Italia e Francia. La Germania è invece più cauta. La cancelliera Merkel vuole andare sul sicuro e non vuole rischiare di mettere in crisi tutto il sistema delle forniture. La soluzione migliore, secondo Merkel, è quella di trovare un accordo con il Regno Unito.

Insomma, una situazione molto molto intricata.

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